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| Archivio -
Dicembre 2002 |
La Tribuna di Treviso, 4 dicembre 2002RONCADE
Nasce il comitato di
Orizzonti Socialisti
m.m.
RONCADE. Nei giorni scorsi si è costituito il Comitato comunale di Roncade di Orizzonti
Socialisti. A capo del nuovo organismo è stato eletto all'unanimità Roberto Chinellato.
«La rinascita di una presenza organizzata dei socialisti a Roncade - afferma - si colloca
politicamente nel Centrosinistra, ma con una posizione autonoma nel solco del patrimonio
ideale, storico e culturale dei Turati, Nenni e Pertini». La costituzione del nuovo
Comitato comunale di Roncade, per Orizzonti Socialisti è una prova di orgoglio. Infatti,
Roncade è il paese dove abita Sergio Vazzoler, segretario regionale del Sdi. Una sfida
sulla quale Orizzonti Socialisti non vuole abbassare la guardia.
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| Il
Gazzettino di Treviso, 7 dicembre 2002 BIANCADE Tre malviventi armati hanno assaltato ieri
mattina lufficio postale. Picchiato il direttore e minacciato un pensionato
Il colpo sfuma per le urla e
le proteste
Alle 8,20 una donna e gli
anziani in coda per ritirare la pensione hanno fatto fallire lagguato
Roncade
La pistola spianata ha scatenato il caos e
ha fatto fallire il colpo all'ufficio postale di Biancade. Non è servita la botta in
testa con il calcio al direttore Stefano Risato. E neppure il revolver ficcato al fianco
di un anziano. È bastato infatti, che una signora di passaggio si mettesse ad urlare
chiedendo aiuto e il piano dei tre rapinatori è andato in fumo. A creare ulteriore caos
l'agitazione degli anziani in coda per la pensione. In due alle 8,20 hanno atteso l'arrivo
del direttore delle Poste di via Dary mentre un terzo è rimasto a bordo di una Fiat Uno
di colore grigio risultata rubata a Jesolo e poi ritrovata dopo la fuga a 500 metri.
Quando il responsabile dell'ufficio si è avvicinato alla porta con il mazzo delle chiavi
in mano uno dei due lo ha colto alle spalle dandogli un colpo alla nuca con l'arma per
intimorirlo, ma questo ha peggiorato la situazione perchè a quel punto il direttore si è
agitato e non è più riuscito a trovare la chiave giusta. L'intoppo ha fatto perdere
tempo prezioso. Nel contempo il secondo malvivente si è affiancato ad uno degli anziani
che in coda stavano aspettando la consegna della pensione e gli ha puntato al fianco la
pistola. "Se stai fermo non ti accade nulla" queste le parole dette con accento
slavo dal rapinatore ad A. C., biancadese, che ha evitato qualsiasi reazione, mentre il
direttore confondeva le chiavi e provocava un gesto irritato del malvivente. Questo,
infatti, insultandolo con intercalare meridionale, gli ha sferrato un colpo sulla testa
con l´impugnatura dell´arma, ferendolo leggermente. Nel frattempo un´anziana passante
si è accorta della scena e, scappando verso la vicina sede della guardia medica, ha
chiesto aiuto allertando i pazienti in attesa. "Credo non fossero professionisti - ha
dichiarato nel pomeriggio il testimone, ripresosi dal brutto momento - perché si
guardavano incerti sul da farsi. Poi, presi dal panico sono fuggiti con una Uno grigia
presumibilmente guidata da un terzo complice".
"Avevo notato solo l'uomo che ha
minacciato il direttore - continua A. C. - perchè era da troppo tempo dentro alla cabina
telefonica".
Sul posto i Carabinieri della sezione di
Roncade, supportati dal comando di Treviso, arrivati pochi minuti dopo grazie al sistema
di allarme collegato alle forze dell´ordine, e gli uomini della Squadra Mobile.
Sergio Zanellato
Aldina Vincenzi
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La Tribuna di Treviso, 7 dicembre 2002Biancade,
all'orario di apertura tre uomini tentano una rapina alle Poste di via Dary ma la reazione
è immediata
«Eroi per caso»
cacciano i banditi
Aggredito il direttore e preso in ostaggio un
anziano
Sandro Bolognini
RONCADE. Stavolta il colpo è fallito. Tre banditi sono stati messi in fuga da due clienti
che si apprestavano ad entrare nell'ufficio postale di Biancade, in via Dary 8. E'
accaduto ieri mattina, poco dopo le 8. Il direttore delle Poste, Stefano Risato, 39 anni,
è stato colpito al capo da un malvivente prima della fuga, e un anziano è stato preso in
ostaggio. Il giovane ha riportato solamente una contusione, per entrambi tanto spavento
per ciò che sarebbe potuto accadere. Sul luogo della rapina sono intervenuti i
carabinieri e gli agenti della Squadra Mobile trevigiana che hanno svolto le prime
indagini.
Poco dopo le 8 i banditi si apprestano a mettere a segno il colpo. Scendono dalla Fiat Uno
rubata tre giorni prima a Jesolo e si dividono. In due attendono l'arrivo del direttore
dell'ufficio postale e quando lo vedono arrivare uno si precipita verso di lui con la
pistola. Gli dà il benvenuto puntandogli l'arma alla tempia. Stefano Risato non reagisce,
mentre l'altro bandito tiene in ostaggio un anziano. Il terzo, in macchina, attende i
colleghi con il bottino in saccoccia. Ma non è così, perché poco distante ci sono due
signori che non perdono un attimo del film della scena. Senza tanto pensarci sopra si
precipitano verso l'uffico postale. Uno è il direttore della filiale di un istituto di
credito del posto e l'altro è un passante: insieme hanno il potere di far desistere i
banditi dall'azione criminosa.
Un malvivente, prima di abbandonare la scena, colpisce con l'arma il direttore
dell'ufficio postale, l'altro scappa.
Come fulmini i banditi riescono a dileguarsi a bordo della Fiat Uno targata Venezia che
abbandonano a poca distanza. Immediatamente viene dato l'allarme e sul posto arrivano i
carabinieri e la polizia che iniziano le indagini. Poco dopo viene trovata l'automobile,
abbandonata, ma dei tre malviventi nessuna traccia.
Secondo gli inquirenti i banditi potrebbero essere gli stessi che il 13 novembre scorso
hanno rapinato l'ufficio postale di Fossalunga. Agiscono sfruttando «l'effetto
sorpresa», cioè mettendo a segno il colpo al momento dell'apertura degli sportelli.
Così era andata a Fossalunga, proprio nel periodo in cui la frazione era in subbuglio a
causa dei furti a raffica che venivano messi a segno durante la notte nelle abitazioni e
nei pubblici esercizi. Il parroco don Pio Pietrobon, anch'egli derubato, era arrivato a
proporre di dare l'allarme alla popolazione, anche durante la notte, suonando le campane.
Un allarme «naturale», ma mai adoperato.
Così come ieri mattina è accaduto a Biancade, alcuni giorni fa è fallito il colpo alla
filiale della Banca Nazionale del Lavoro di Montebelluna in via Roma, dove un rapinatore
si è presentato davanti al cassiere estraendo dalla tasca un coltello. Questo non si è
perso d'animo e ha afferrato la sedia minacciando di scaraventargliela contro. Vista la
mala parata, il malvivente si è arreso e, addirittura, ha chiesto il favore di farlo
uscire dalla banca.
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| ANSA,
7 dicembre 2002 - ore 15,05 OGM: PROTESTA CONTRO LABORATORIO
FONDAZIONE CASSAMARCA
(ANSA) - RONCADE (TREVISO), 7 DIC - Un centinaio di appartenenti ad associazioni
ambientaliste, disobbedienti, Verdi ed altri comitati hanno dato vita oggi ad una
manifestazione di protesta davanti alla sede della Fondazione Cassamarca a Ca' Tron di
Roncade ed all'immobile in via di ristrutturazione dove sara' ospitato un laboratorio di
ricerca sugli Organismi Geneticamente Modificati (Ogm). Tra i presenti anche il
consigliere regionale Gianfranco Bettin, l'assessore comunale di Venezia Beppe Caccia, la
deputata dei Verdi Luana Zanella e il leader dei disobbedienti Luca Casarini. L'azione si
e' concretizzata nell'abbattimento, all'interno del cantiere, di un cartello nel quale e'
descritto il progetto del laboratorio, nell'innalzamento di striscioni contro le
coltivazioni con Ogm e in numerose scritte sui muri in cui, oltre a ribadire la
pericolosita' dell'ingegneria genetica nelle coltivazioni agricole, si invita a boicottare
la Cassamarca, istituto che, attraverso la propria Fondazione, finanzia il progetto. ''Non
vogliamo - hanno detto gli esponenti dei vari movimenti - che questo laboratorio
contribuisca allo sfruttamento del Terzo Mondo ed invitiamo la Fondazione a sospendere la
prosecuzione del progetto''. Alcune scritte chiedono anche la liberazione degli arrestati
per il G8, una forma di repressione, e' stato detto, che mira ad impedire l'attivita' dei
movimenti. La manifestazione si e' protratta per circa un'ora. Sul posto sono intervenuti
i carabinieri e agenti della Digos. Il laboratorio che sta per sorgere a Ca' Tron e'
affidato all'istituto Icgeb di Padriciano (Trieste), organismo internazionale operante
all'interno del sistema Onu il cui mandato e', ufficialmente, quello di ''realizzare
attivita' di ricerca e formazione rivolte ad un uso sostenibile delle biotecnologie, con
particolare attenzione alle necessita' dei paesi in via di sviluppo''. I suoi programmi,
nella sede trevigiana, dovrebbero essere quelli di svolgere programmi di indagine sui
rischi inerenti al rilascio ambientale di Ogm, oltre allo studio di nuove tecnologie di
controllo anche a favore di paesi emergenti. L'attivita' di Icgeb a Ca' Tron e' per ora
definita all'interno di un accordo quadro con la Fondazione Cassamarca, intesa che non e'
comunque ancora stata formalizzata in ogni suo aspetto. Il progetto prevede la
realizzazione di un laboratorio di circa 700 metri quadrati integrato da una serra ad
altissimo contenimento che dovrebbe essere realizzata sul modello di strutture simili
presenti alla sede romana dell'Enea ed al Max Planck Institute di Colonia (Germania). Lo
scopo e' di impedire che organismi modificati geneticamente al loro interno possano
diffondersi nell'ambiente. Le attivita' dell'istituto, che ha una sua sede anche a New
Delhi, in India, sono approvate da un consiglio scientifico composto da 15 ricercatori
mondiali, tra i quali figurano vari premi Nobel. La formalizzazione del rapporto tra Icgeb
e la Fondazione dovrebbe avvenire, secondo le previsioni, entro poche settimane e dovrebbe
implicare un investimento, per il primo biennio, di circa un milione di euro l'anno. A
lavorare nel laboratorio, che potrebbe essere pronto nel terzo trimestre del 2003,
dovrebbero essere sei o sette ricercatori. Le associazioni che hanno manifestato oggi
hanno invitato la popolazione a partecipare sabato prossimo ad un incontro informativo
nella sala consiliare di Roncade. (ANSA).
V10-TN
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La Tribuna di Treviso, 8 dicembre 2002Luca Casarini e
il prosindaco di Mestre Gianfranco Bettin guidano la protesta, distrutti tabelloni e
imbrattati i muri
Blitz no-global
contro gli Ogm
Manifestazione contro la palazzina universitaria
della ricerca
Spray ecologici e maschere per contestare l'accordo con l'istituto Icgeb di Trieste
«Bloccate la sperimentazione sulle piante»
di Michela Santi
«No agli Ogm a Ca' Tron». Per fermare la costruzione del laboratorio di biotecnologie
(Icgeb) che Fondazione Cassamarca sta finanziando nella tenuta di Ca' Tron, hanno fatto
irruzione in un centinaio: Verdi e Disobbedienti capitanati da Luca Casarini.
Muniti di bombolette spray, rigorosamente «Cfc-free» (senza clorofluorocarburi), e di
striscioni contro la sperimentazione genetica, i Disobbedienti hanno «attaccato»
dapprima il nuovo centro progettato dal presidente di Fondazione Cassamarca De Poli in due
case coloniche, poco lontane dalla piccola frazione di Roncade Ca' Tron (400 abitanti in
tutto), poi si sono diretti contro il centro direzionale: restaurato e inaugurato con il
nome di complesso degli Armeni, appena due mesi fa.
Il blitz è scattato a mezzogiorno e mezzo, la colonna di auto ha improvvisamente
risvegliato il silenzio della campagna: 1044 ettari, per un secolo serbatoio alimentare
dell'ospedale di Treviso, acquistati alcuni anni fa dalla Fondazione per rivitalizzarli
come centro di ricerca sulle biotecnologie.
Nel mirino le due case coloniche destinate ad ospitare il laboratorio di ricerca
biogenetica con annesse serre di sperimentazione di piante geneticamente modificate,
affidato all'Icgeb di Padriciano (Trieste), istituto internazionale operante al sistema
Onu per avviare attività di ricerca per un uso sostenibile delle biotecnologie. I
giovani, guidati da Luca Casarini, leader del movimento dei disobbedienti del Nordest,
hanno segato con il flessibile i tubi di sostegno del cartello lavori, firmando poi
l'azione con lo spray «boikot Ogm». Erano presenti anche il consigliere regionale dei
Verdi Gianfranco Bettin, l'assessore comunale di Venezia Beppe Caccia, la parlamentare
Luana Zanella. Per manifestare i Verdi sono arrivati da Treviso, Venezia, Padova e S.
Donà. «Basta con la sperimentazione - ha detto al megafono Sergio Zulian, leader dei
Disobbedienti di Treviso, da poco confluiti nel movimento dei Verdi - blocchiamo la
contaminazione di queste splendide campagne». «E' inevitabile - ha aggiunto Luca
Casarini - che qualsiasi investimento sugli Ogm avvenga all'interno di sinergie e di
speculazioni che fanno gli interessi delle multinazionali. La nostra intenzione è di
sensibilizzare e informare i residenti prima che sia troppo tardi. In questa azione di
protesta ricordiamo anche i compagni no-global arrestati, perché non prevalga la
repressione della possibilità di esprimere il proprio dissenso». Abbattuto il cartello
edile che annunciava il progetto di restauro, i disobbedienti si sono arrampicati sulle
impalcature, per appendere gli striscioni di potesta: «Ogm Stop», «Quando il mondo è
in vendita disobbedire è naturale». L'azione ha colto di sorpresa le forze dell'ordine.
Una pattuglia di carabinieri di Roncade è arrivata quando già i dimostranti si stavano
avviando verso il complesso degli Armeni muniti di bombolette spray. In pochi minuti i
muri del cortile di entrata sono diventati lavagne candide da riempire di slogan:
«Cassamarca cambia idea», «No agli Ogm». I residenti sono invitati all'assemblea
pubblica che si terrà sabato prossimo (ore 15.30) nella sala consigliare di Roncade.
«Questa è la prima azione - annunciano i disobbedienti - ma se la Fondazione non desiste
potremo arrivare a boicottare Cassamarca, invitando i trevigiani a non depositare più lì
i propri risparmi».
«Temiamo che la coltivazione nelle serre venga poi estesa nelle campagne - dice Franco
Zecchinato dell'associazione italiana agricoltura biologica - De Poli, piuttosto, sviluppi
le coltivazioni tipiche e biologiche, già divenute oggetto di campagna politica nella
Marca».
De Poli: «Militanti no-cervello»
Il presidente di Fondazione Cassamarca accusa il
gruppo ecologista
«A Roncade un laboratorio internazionale a tutela dei consumatori»
Il progetto dell'Icgeb «Studieremo i rischi per la salute»
di Daniele Ferrazza
«Questi non hanno capito niente. Che si informino prima di fare le manifestazioni. Questi
non sono no-global, sono no-cervello». Dino De Poli, presidente di Fondazione Cassamarca,
liquida con una battuta il blitz di ieri mattina a Ca' Tron. «Dove non sorgerà nulla di
strano - aggiunge -: abbiamo chiesto a questo istituto di Trieste, che lavora per conto
delle Nazioni Unite, di passare dalla ricerca teorica alla pratica perché valutino tutti
i pericoli e i rischi connessi all'uso di organismi geneticamente modificati
nell'alimentazione».
Secondo De Poli l'Icgeb - che in inglese sta per Centro internazionale per l'ingegneria
genetica e le biotecnologie - realizzerà a Ca' Tron un laboratorio di sperimentazione,
nessuna serra transgenica: «Abbiamo chiesto loro di realizzare degli studi seri,
approfonditi a tutela dei consumatori - aggiunge De Poli - perché su questa materia c'è
molta confusione ma anche poche informazioni. Ma è solo una piccola parte del progetto
Ca' Tron».
Dove in effetti sono previsti master campus universitari, agricoltura biologica e
foresterie a servizio di studiosi e turisti. Per De Poli i no-global «non erano più di
una ventina», risponderanno dei danni compiuti e dovevano «almeno informarsi» prima di
decidere l'obiettivo.
Da Trieste, il direttore delle relazioni esterne dell'Icgeb Decio Ripandelli spiega la
storia e le finalità dell'istituto giuliano che sta siglando una convenzione con la
Fondazione: «Siamo nati nel 1987 sotto l'egida delle Nazioni Unite. Facciamo ricerca e
formazione per valutare il rischio e garantire la sicurezza degli Ogm e per garantire
l'uso e l'accesso di questi protocolli ai paesi in via di sviluppo. Del nostro istituto
fanno parte 67 paesi tra cui l'Italia, le sedi sono a Trieste e a New Delhi. A Ca' Tron
realizzeremo un laboratorio che sperimenterà l'uso di Ogm, ma non verrà fatta alcuna
coltivazione su terreno né colture. Noi abbiamo il compito di studiare e definire i
protocolli normativi da far adottare agli stati. Attualmente - conclude Decio Ripandelli -
ci sono legislazioni molto differenziate. Il nostro compito è di cercare di definire gli
standard». La palazzina della ricerca sarà pronta per la fine del 2003 e sarà aperta
dai primi mesi del 2004. Occuperà circa 700 metri quadri e una decina di ricercatori.
L'intera tenuta di Ca' Tron, un tempo proprietà dell'ospedale di Treviso, si estende per
1100 ettari dalle porte di Treviso fino al Veneziano.
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| Il
Gazzettino di Treviso, 8 dicembre 2002 RONCADE Incursione a sorpresa verso le 13 di gruppi della
disobbedienza civile e "verdi" nella tenuta della Fondazione Cassamarca
Blitz ambientalista antiOgm a
Ca' Tron
I manifestanti - guidati da
Bettin, Casarini, Caccia, Zanella, Zulian - hanno riempito di scritte i muri dei
fabbricati
Roncade
Il blitz messo in atto ieri verso le
tredici a Ca' Tron da un centinaio tra rappresentanti dei Verdi, appartenenti a gruppi di
disobbedienza civile e associazioni ambientaliste per protestare contro gli OGM (Organismi
geneticamente modificati) è durato poco più di un'ora e ha "marchiato" il
territorio.
I manifestanti hanno raggiunto i
fabbricati in pieno restauro che ospiteranno i laboratori e la foresteria dell'I.C.G.E.B.,
il Centro internazionale d'ingegneria genetica e biotecnologica diretto dal dott. Decio
Ripandelli, in trattative in queste settimane con la Fondazione Cassamarca, proprietaria
del latifondo, per la definizione dell'inizio della ricerca su valutazione e controllo del
rischio dovuto al rilascio ambientale di OGM. Tra i presenti il consigliere regionale
Gianfranco Bettin, l'assessore comunale di Venezia Beppe Caccia, il deputato dei Verdi
Luana Zanella, Luca Casarini, leader dei gruppi di disobbedienza e il trevigiano Sergio
Zulian del Comitato M21.
Sono stati appesi striscioni alle pareti
degli stabili mentre col megafono venivano diffusi slogan contro la speculazione attuata
dalle multinazionali e d'incitamento alla Fondazione affinchè ritorni sulle sue
decisioni. Fiaccole rosse sottolineavano l'operato di alcuni attivisti che hanno divelto
il cartello esplicativo del progetto di ristrutturazione, un figurante in nero con falce e
teschio simboleggiava la morte della natura attuata con la scienza delle modificazioni
genetiche.
"Gli OGM stanno all'agricoltura
naturale come la moneta buona sta a quella cattiva - ha sottolineatoi Bettin - e noi non
accettiamo che si discuta solo sulla soglia di tolleranza degli OGM invece di contrastarli
del tutto". "A Ca' Tron la ricerca avrà due finalità - ha affermato il verde
Marco Manente - al contrario di quanto si vuole far credere: interverrà direttamente sul
mercato e avrà la capacità di influenzare i soggetti decisori".
Evitando le forze dell'ordine, giunte
successivamente e limitatesi a scattare fotografie dell'accaduto, i manifestanti si sono
quindi diretti verso il complesso degli Armeni e gli edifici in cui verranno organizzati i
Master Campus. I muri intonacati di fresco sono stati imbrattati con scritte inneggianti
al boicottaggio degli OGM. "Ma lo spray rosso è rigorosamente senza CFC, quindi non
danneggerà l'ozono" ha sottolineato ironico Beppe Caccia.
"Invitiamo tutta la popolazione
all'assemblea pubblica che si terrà nella sala consiliare di Roncade sabato prossimo alle
15.30" ha infine concluso Zulian prima che i manifestanti si disperdessero.
Aldina Vincenzi
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| Il
Corriere della Sera, 8 dicembre 2002 IL BLITZ
PROTESTA A TREVISO
Un centinaio di ambientalisti e Disobbedienti ha protestato ieri a Ca Tron di
Roncade davanti alledificio dove sorgerà un laboratorio di ricerca sugli Ogm.
Presenti il consigliere regionale Gianfranco Bettin, lassessore di Venezia Beppe
Caccia e il leader dei Disobbedienti Luca Casarini.
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La Tribuna di Treviso, 8 dicembre 2002Petizione per linea veloce su internet
La Giunta raccoglie le firme per convincere la
Telecom a dare il servizio
Samantha Cipolla
RONCADE. Una petizione per l'attivazione del servizio Adsl Telecom del comune di Roncade.
La proposta arriva dalla Giunta, dopo aver ricevuto segnalazioni di industriali e di
cittadini che ne esprimono la necessità, per questioni di studio e di lavoro. L'Adsl è
un contratto che fornisce vantaggi a chi naviga abitualmente in internet. E' un servizio
utile per le aziende, ma anche per gli studenti. La necessità di una linea Adsl è stata
segnalata soprattutto dalle aziende, ma quando il Comune ha richiesto l'attivazione della
linea alla Telecom, la risposta è stata negativa, per «ragioni aziendali».
Una motivazione che ha lasciato perplessi gli amministratori. «Il Comune ha già tutte le
strutture e le centraline compatibili. Basterebbe l'allacciamento - spiega Ivano Sartor -
pensavamo fosse una richiesta lecita, dal momento che altri comuni più piccoli stanno
già navigando con questo sistema: siamo pur sempre il decimo comune della provincia per
numero di abitanti, con 12.000 residenti. Se poi consideriamo il numero delle aziende
presenti, non riusciamo proprio a giustificare la risposta negativa della Telecom. Avremmo
gradito qualche informazione in più sulle motivazioni aziendali». Non è detta però
l'ultima parola: la Telecom dimostra una certa apertura in caso di una richiesta forte
dell'utenza. Ed ecco che la Giunta opta per una raccolta firme, sperando nell'effetto
valanga. Il progetto si sta attuando, con comunicati e con il tam tam cittadino.
Da lunedì l'Urp raccoglierà le firme durante l'abituale orario. L'amministrazione invece
ha già preparato la richiesta da inviare alla Telecom e al Ministero delle Comunicazioni.
Le aziende potranno partecipare alla petizione firmando solo una volta, ma segnalando il
numero di dipendenti: la Giunta chiede una collaborazione alle associazioni di settore sia
per la raccolta che per un aiuto organizzativo. «Vorremmo coinvolgere tutti - conclude
Sartor - soprattutto privati e studenti, che sono i fruitori principali. Se i cittadini
risponderanno all'iniziativa la petizione risulta efficace: ci vorranno solo un paio di
mesi per l'allacciamento della linea, dal momento che sono già pronte tutte le
centraline. Ci basta il si della Telecom».
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La Tribuna di Treviso, 8 dicembre 2002Per l'appoggio ai
centri dell'ex Jugoslavia
L'Ue premia
Roncade
s.c.
RONCADE. Roncade raggiunge Strasburgo. Mercoledì il sindaco Ivano Sartor riceverà un
riconoscimento dal Congresso delle autonomie locali e regionali del Consiglio d'Europa,
per l'impegno dell'amministrazione comunale nelle Adl. Si tratta di Agenzie della
democrazia locale che promuovono iniziative culturali e sociali per la crescita dei paesi
dell'ex Jugoslavia, con l'appoggio di enti locali e con il patrocinio dell'Ue.
E' da settembre che Roncade collabora con le Adl e sostiene progetti per il recupero della
città di Sisac, in Serbia: si tratta di corsi professionali, di giornalismo, ma di
chitarra e di fotografia, con attività per capire l'importanza del dibattito, della
partecipazione ai consigli comunali, della libera espressione.
Mercoledì, insieme al comune di Roncade, verranno premiate altre nove realtà italiane e
straniere. «E' un riconoscimento che porta Roncade in una nuova dimensione - spiega
Sartor - e attraverso queste iniziative capiamo meglio i problemi degli immigrati e dei
nostri emigrati».
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| Il
Gazzettino di Treviso, 8 dicembre 2002RONCADE
Riconoscimento europeo al
paese
Roncade sarà tra i dieci
soggetti europei a cui verrà conferito il diploma di parternariato intercomunale e
interregionale dal Congresso dei Poteri Locali e Regionali d'Europa, organismo in seno al
Consiglio Europeo che sostiene il programma delle Agenzie della Democrazia Locale nei
paesi dell'Europa del sud-est. Massima soddisfazione è stata espressa dal sindaco Ivano
Sartor che mercoledì sarà a Strasburgo a ritirare l'onoreficenza. "Questo attestato
certifica la nuova dimensione di Roncade nella realtà internazionale - ha dichiarato
Sartor - Adesione lungamente preparata dal nostro Comune ed ora divenuta attività
d'ordinaria amministrazione".
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La Tribuna di Treviso, 9 dicembre 2002«Blitz assurdo,
Ca' Tron lavora con l'Onu»
Sindaco e radicali
condannano i no-global, ma i Verdi non si pentono
m.s.
«I Verdi veneti rischiano di fare la parte di chi appoggia le multinazionali. Forse non
sanno che la ricerca dell'Icgeb (Centro internazionale per l'ingegneria genetica e le
biotecnologie) è sotto l'egida dell'Onu proprio per controllare la diffusione delle
piante geneticamente modificate». Ivano Sartor, sindaco di Roncade - e quindi anche di
Ca' Tron che ospita il laboratorio di ricerca sugli organismi geneticamente modificati,
oggetto del blitz di Verdi e Disobbedienti- si schiera con De Poli e la Fondazione
Cassamarca che finanzia il progetto.
Ma i Verdi ribattono sostenendo la loro iniziativa: «Cavilli. L'Icgeb è una agenzia
privata come tante - dice il presidente regionale Paolo De Marchi- una volta definiti, i
protocolli finiscono comunque in mano a multinazionali che mantengono così il controllo
sulla produzione agricola mondiale». I Verdi sottolineano la vocazione dell'agricoltura
trevigiana alla coltivazione di prodotti tipici e biologici, che sono l'esatto contrario e
non possono convivere con quelli geneticamente modificati. «Dopo Lonigo (Vicenza) e in
parte Legnaro (Padova) anche Treviso presenta il proprio centro di ricerca sugli Ogm,
sostenuto da un soggetto economico autorevole e forte come Fondazione Cassamarca -
scrivono in un comunicato i Verdi di Treviso e veneti - Già si intravvede un intreccio di
collaborazioni con la ricerca universitaria e quelle che spesso rimangono nell'ombra ma
che certo non mancano con la rete distributiva di sementi per l'agricoltura monopolizzate
dalle multinazionali del settore (Novartis, Monsanto). Già oggi siamo in presenza di
sementi contaminate da Ogm nella quasi totalità della soia e del mais che rappresentano
la base sia per l'alimentazione animale, sia per molti prodotti alimentari».
Sartor verificherà oggi la concessione della sala consigliare per l'assemblea informativa
convocata dai Verdi. «Noi trevigiani abbiamo una mentalità molto più pratica - dice il
sindaco, che ha presentato l'altra sera il progetto Icgeb in giunta - certo se vengono
armati di bombolette e striscioni non possono pensare di piacere alla gente». Una dura
nota di condanna al blitz di sabato viene dall'associazione radicale di Treviso e Venezia.
«E' l'ennesimo passo falso dei No-Global - scrive Raffaele Ferraro - quando
l'ambientalismo si trasforma in integralismo diventa pericoloso».
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| Il
Gazzettino di Treviso, 10 dicembre 2002 DOPO L'ASSALTO Il presidente Dino De Poli
amareggiato e deluso per l'attacco dei no-global a Ca' Tron
La Fondazione chiederà i
danni
«L'azienda è stata acquistata
per evitare una speculazione edilizia e per attuare ricerca scientifica»
L'onorevole Dino De
Poli sceglie significativamente di ricevere i giornalisti nella sala de lla Fondazione
Cassamarca che si apre su piazza San Leonardo. Alle pareti grandi affreschi ottocenteschi
simbolizzano l'Europa, l'Asia, l'Africa. E' amareggiato per l'attacco de i no-global
all'azienda agricola Ca' Tron di Roncade ? «Amareggiato sì, ma per loro; noi andremo
avanti». «Questa azione - spiega De Poli - va riportata alla de bolezza valoriale in cui
sono cresciuti i giovani de l nostro tempo». Cresciuti? «Mah! - scuote la testa il
preside nte de lla Fondazione Cassamarca - Vedo sempre meno educazione nei giovani. La
pedagogia è caduta in disuso perchè hanno ceduto i riferimenti valoriali cui rifarsi. La
carenza di educazione si vede dalla difficoltà di superare i problemi de lla vita. Così
nella società si de bbono medicalizzare le situazioni».
In questo caso, De Poli ha infatti più
l'atteggiamento de l medico davanti al paziente che il piglio severo e talvolta irruento
che ha contraddistinto tanti suoi interventi poli tici. Osserva, puntualizza, rettifica,
ma non condanna. Se c'è de bolezza valoriale che senso ha applicare le categorie
superiori de l giudizio?
«Scoraggia la mancanza di informazione e
di dibattito preventivo su un tema così de licato come la ricerca Ogm. La Fondazione
Cassamarca ha voluto fin de ll'inizio uno studio sui cibi trasgenici e sui danni arrecati
proprio per tutelare i consumatori. Non si tratta di sostenere la ricerca scientifica per
poi applicare i risultati alle colture ed agli allevamenti di Ca' Tron. Perchè fin
dall'inizio la Fondazione ha scelto stalle e colture biologiche. I risultati de lla
ricerca li metteremo a disposizione de gli altri. Li metteremo soprattutto a disposizione
de i Paesi in via di sviluppo. Al lavoro che l'università di Trieste svolge a Ca' Tron
sono molto interessati anche a Nuova Dheli in India. Molto interessati perchè loro sono
le prime vittime de ll'ogm. El primo pan ch'el vien magnà le quel de i bauchi. La nostra
ricerca è fatta specialmente per questi popoli ».
Ma allora i no-global, entrati a Ca' Tron
asseritamente per un rifiuto trasgenico, hanno finito con il pestare un rifiuto molto
naturale? «Vogliono l'agricoltura biologica e proprio noi l'abbiamo scelta. Vogliono la
sicurezza e proprio il loro Gianni Tamino dichiara che sicura è la ricerca in serra, come
disposto rigorosamente a Ca' Tron. Io, preside nte de lla Fondazione, sono il garante de
lla sicurezza».
«Ma ai no-global - afferma De Poli - non
interessava la informazione. Interessava prima di tutto fare la manifestazione. Sono
contro lo studio. Secondo loro, la sperimentazione non si de ve fare. Punto. Questo
atteggiamento mi fa andare con il pensiero alle dittature che hanno bruciato le
biblioteche per evitare che si studiasse».
«Il tema de lla globalizzazione merita
molta attenzione. Io temo la globalizzazione strisciante, quella de ll'economia e de lla
finanza. Per dirne una, ci sono troppi supermercati. C'è una battaglia seria da fare e
una battaglia inutile che, in de finitiva, porta acqua al mulino de lle multinazionali.
Per questo bisogna studiare e bisogna capire. La Fondazione ancora due anni addietro ha
organizzato un convegno a New York su globalizzazione e umanesimo latino. Ed abbiamo avuto
un messaggio de l Santo Padre anche sui limiti de lla globalizzazione».
A Ca'Tron i no-global hanno lasciato i
segni de l loro passaggio. «Hanno provocato danni materiali e morali. Ma non sono
favorevole all'azione penale perchè, tra l'altro, sfugge al controllo di chi de nuncia.
Probabilmente ci sarà un'azione civile». «E' scoraggiante quanto è accaduto. La
Fondazione Cassamarca ha acquistato Ca' Tron, una de lle poche grandi aziende agricole de
l Veneto con i suoi mille e 100 ettari, per evitare una speculazione edilizia. Ora stiamo
operando per portarvi scuole, per attuare ricerca scientifica, per studi archeologici.
Tutti obbiettivi di elevazione. I vitigni sono biologici. C'erano de gli alloggi cade nti
che ospitavano immigrati. Persone in regola, con lavoro e in grado di pagare in affitto.
Abbiamo fatto restaurare case per questi extracomunitari».
«A Ca' Tron - conclude De Poli - potrà
essere attuato il turismo sociale. Consentiremo alle famiglie di portarvi i figli
affinchè si rendano conto de lle vita di un'azienda agricola. Prende remo un centinaio di
mucche da latte, almeno 250 capre e realizzeremo quel caseificio sperimentale sui formaggi
molli che ci consenta di aiutare il nostro sistema agrindustriale a superare il gap
esistente con la Francia».
Barty Stefan
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La Tribuna di Treviso, 10 dicembre 2002IL BLITZ DI CA'
TRON
Dino De Poli
denuncia civilmente gli anti-Ogm
«Chiederemo tutti i danni morali e materiali»
Andrea Passerini
Dino De Poli denuncerà civilmente gli autori del blitz anti-Ogm a Ca' Tron, compiuto
sabato dai no global ai danni del cuore dell'azienda di 1100 ettari. C'erano i i
disobbedenti del Nordest, Casarini in testa, e i big Verdi, dal prosindaco di Venezia,
Bettin all'assessore Caccia e alla parlamentare Zanella. «Chiederemo i danni morali e
materiali - ha detto De Poli - non credo all'azione penale». E il banchiere non ha
risparmiato critiche ai no global, da lui ribattezzati a caldo «militanti no-cervello»:
«Scoraggia vedere la loro mancanza di informazione su temi così delicati - ha detto -
Fondazione Cassmarca ha scelto per i terreni di Ca' Tron colture e allevamenti biologici.
Il centro di ricerche internazionali studierà e farà ricerca a beneficio della comunità
scientifica, non nostro. La nostra scelta è chiara, e precedente al rapporto con l'Icgeb
(centro internazionale per ingegneria genetica e biotecnologie, sedi a Trieste e in India
ndr),. Noi per primi vogliamo tutelare i consumatori. A Casarini & Co. ricordo quanto
dice un biologo come Tamino (già parlamentare verde), che auspica il controllo. E' giusto
che la comunità scientifica studi, sappia, verifichi». I no global temono che dalla
serra si passi ai campi della tenuta. «No, lo garantisco personalmente. Con questi blitx
i non global sono i migliori alleati della multinazionali. Anch'io temo la globalizzazione
di economia e finanza, mi preoccupano i centri commerciali che uccidono le botteghe. Su
qualche obiettivo del movimento sono anche d'accordo - ha concluso - ma non potrò mai
commettere reati o fare danni per affermare le mie idee. E cosa c'entra Genova, come
dicono certe scritte? Non esistono colpe... transgeniche. La fondazione nel 2000 ha
organizzato un convegno a New York su globalizzazione e Umanesimo latino: ricerca e
studio, questa è la strada, se i no global vogliono posso dar loro gli atti. Confronti e
dibattiti? Siamo qui, legittimo chiederli. Ma questa protesta no». Ultima stoccata al Tg
3: «Dell'inaugurazione di Ca' Tron non ha parlato, del blitz sì».
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La Tribuna di Treviso, 11 dicembre 2002Coltivazioni Ogm
a Breda, Oderzo e Motta
Infuria la polemica dopo il
blitz a Ca' Tron
I Verdi: «Campi o serre non fa differenza»
Colture di mais e soia modificate geneticamente sono presenti anche nella Marca fin dal
1999
Oderzo, Breda di Piave, Motta di Livenza. Hanno sede in questi comuni le aziende agricole
che hanno ottenuto dal Ministero della Sanità l'autorizzazione - annuale o biennale,
scadute o in corso - a sperimentare colture geneticamente modificate. Le sperimentazioni
sono promosse dai colossi dell'industria chimica (Novartis, Monsanto, Pioneer), su soia e
mais fatti per resistere all'attacco di insetti e parassiti. La rivelazione arriva a pochi
giorni dal clamoroso blitz dei no global all'azienda di Ca' Tron, dove in serra l'Icgeb,
centro Onu di ingegneria genetica, effettuerà ricerche sugli Ogm. Ieri De Poli ha
accusato i no global annunciando denunce civili. Oggi gli rispondono i Verdi, dove i no
global hanno trovato casa politica.
Dunque la Marca presenta sin dal 1999 coltivazioni Ogm in campo aperto. Regolarmente
autorizzate. Ma va detto subito che non tutte le aziende autorizzate hanno poi messo in
atto effettivamente le sperimentazioni di soia e mais avviate dai tre colossi. Se alcune
coltivazioni sono scadute poi a dicembre dello scorso anno, altre arrivano invece a
dicembre 2002.
La questione campo aperto/serra è uno dei pilatri delle accuse di De Poli ai no global,
che ha voluto differenziare i due aspetti. A Ca' Tron la fondazione ha scelto infatti di
coltivare e di allevare biologicamente, concedendo invece la serra al centro Onu per le
ricerche sugli Ogm «a beneficio dei consumatori».
Su questo e sugli altri attacchi di De Poli al movimento antiglobalizzazione replicano
Paride Danieli, portavoce di Verdi di Treviso e già anima del Treviso Social Forum, e
Paolo De Marchi, presidente regionale dei Verdi.
«La nostra iniziativa nasce da una opposizione ampia e diversificata agli Ogm a livello
nazionale e internazionale - scrivono i due - attraverso l'introduzione degli Ogm si
producono efetti devastanti per le biodiversità del pianeta, e si concentra in poche
grandi multinazionali agroalimentari la proprietà di specie e sementi vegetali». E il
messaggio a De Poli è esplicito: «Non è più tempo di fermarsi alle schermaglie
scientifiche, ma di rifiutare in blocco gli Ogm e il conseguente modello agroalimenatre,
senza "se" né "ma" - aggiungono Danieli e De Marchi - perché la
sperimentazione serve solo a forzare le legislazioni europee per rendere possibile
l'ingresso dei cibi Ogm e a testare nel Nord del pianeta prodotti che provocano la fame e
la dipendenza delle popolazioni del Sud».
Insomma, non piace ai Verdi la linea scientifica separata dalla pratica di colture e
allevamenti che De Poli e Fondazione hanno adottato per Ca' Tron. «Che la sperimentazione
sia in serra non rassicura affatto, gli insetti vanno e vengono nascono e muoiuono in
serra? e il terreno non resta contaminato? - dice la nota dei Verdi - costruire laboratori
e serra a fianco di campi "biologici" è una contraddizione stridente è solo un
indorare la pillola». Una sola cosa i no global riconoscono a De Poli. «L'aver sottratto
una zona bellissima a possibili speculazioni». Ma i Verdi gli chiedono di «destinarla
definitivamente allo sviluppo di produzioni locali, recuperando saperi, storia, colture
agricole della Marca».
E per sabato pomeriggio hanno convocato a Roncade un'assemblea pubblica, aperta a tutti.
«Non siamo rassicurati da De Poli, né dall'egida dell'Onu: quante guerre si fanno in
nome dell'Onu - chiudono i due - non ci sono Ogm "buoni" e Ogm
"cattivi", sempre le multinazionali ci sono dietro».
|
| Il
Gazzettino di Treviso, 13 dicembre 2002 RONCADE
Niente contributi alle
associazioni
(A.V.) «Purtroppo, pur
avendo i soldi in cassa, non possiamo erogarli come vorremmo. Chi ne pagherà le
conseguenze quest'anno saranno le associazioni». Lo sfogo è di Cesare Miotto, assessore
al Bilancio di Roncade , dopo una delle rimbeccate del consigliere di minoranza Boris
Mascia (Roncade Domani), a commento degli assestamenti studiati per il rendiconto di
previsione 2002. Con l'amministrazione costretta a far slittare le scadenze dei contributi
all'inizio del 2003, le devoluzioni a favore delle scuole materne e delle altre
associazioni operanti a Roncade saranno decisamente irrisori. E se si verificassero
urgenze, queste determinerebbero ulteriori tagli.
«Con il patto di stabilità non possiamo
spendere più di una determinata cifra di spese correnti - continua Miotto - e mi
sorprende che i consiglieri appartenenti al gruppo al governo non lo sappiano. Entro il 31
ottobre avrebbe dovuto arrivare la 3. rata di trasferimenti dallo Stato, che però è
stata bloccata per mancanza di fondi. Avanziamo la bellezza di 304.418 euro». Memore del
mancato rispetto del patto nello scorso esercizio, l'assessore ha voluto un costante
monitoraggio dei movimenti delle casse comunali che verrà intensificato nelle ultime
settimane dell'anno. «Prevediamo di non rispettare il patto di stabilità per meno di
1800 euro. Un'inezia, che però verrà raddoppiata in un mancato introito per il Comune di
circa 3000 euro».
|
| La
Tribuna di Treviso, 15 dicembre 2002 «Domati» i No-global
Blitz di De Poli all'assemblea anti-Ogm di Roncade
GENETICA E ALIMENTI
Antonio Frigo
TREVISO. Verdi e No-global avevano dato l'assalto alla «sua» tenuta, per protestare
contro la sperimentazione genetica in agricoltura che Fondazione Cassamarca vuole ospitare
a Ca' Tron. Ma lui, Dino De Poli, presidente della fondazione, li ha presi in contropiede,
presentandosi e parlando all'assemblea pubblica organizzata a Roncade contro gli Ogm e in
favore dell'agricoltura biologica.
«L'agricoltura biologica a Ca' Tron si sta già facendo e si farà meglio e in vasta
scala, perché crediamo nella valorizzazione delle biodiversità e dei gusti originali -
ha detto De Poli - e non è vero che lo studio sulle colture geneticamente modificate
servirà all'industria. Il nostro progetto è finalizzato alla conoscenza: servirà alle
istituzioni e mai alle multinazionali. Troveremo anche il modo perché i due tipi di
agricoltura restino nettamente distaccati e non s'inquinino». Ci è scappato perfino
l'applauso.
Ringrazia, elogia la
serietà degli interventi, rassicura tutti («Agricoltura biologica a Ca' Tron? Noi siamo
contro la globalizzazione da molto tempo, le coltivazioni biologiche sono già iniziate e
vogliamo perseguire questa via»). Poi, con una veronica degna del miglior Panatta, tira
la schiacciata: «Faremo, però, anche studi su organismi geneticamene modificati: non
certo per le multinazionali, ma perchè perseguiamo l'obiettivo della conoscenza. Non
lavoriamo per le industrie, ma per le istituzioni». L'intervento di Dino De Poli,
inatteso ma sperato, inchioda tutti alle sedie, tra mugugni soffocati.
Il bisbiglio più sconsolato è di uno dei «Disobbedienti». Dice: «Con un chilo di
vaselina». Traduzione: ci ha lodati, parzialmente accontentati, ma farà quello che vuole
lui.
De Poli ha anche il tempo di aggiungere, con piglio da buon padre di famiglia, un
rassicurante «Ho sentito una cosa che non sapevo, cioè che, pur fecendo delle serre per
isolare le colture, le modificazioni genetiche possono passare ai vicini prodotti
biologici anche per colpa di un insetto. Questo rovinerebbe i nostri studi: prometto che
si troverà il modo perché questo non avvenga. E' anche nel nostro interesse».
L'applauso non è come quelli che avevano salutato gli interventi di Renzo Franzin
(ambientalista), Luana Zanella (deputata dei Verdi), Franco Zecchinato (Agricoltori
biologici: assente, ma il suo discorso è stato letto), Gianandrea Mencini e Sergio Zulian
(M21), ma c'è. E la sala consiliare di Roncade, dove si svolge l'assemblea sul
chiarissimo tema «No agli Ogm a Ca' Tron, nella Marca e nell'intera filiera
agroalimentare», vive un momento imprevisto. Certo, il dibattito continua, quell'ex
deputato democristano che sta lì in prima fila resta un banchiere e quindi è
«sospetto» al popolo libertario, ma chi glielo va a dire? Lo scontro è più facile con
un ministro dell'Ambiente come quello che ci ritroviamo, che pensa che l'ambiente debba
servire all'industria.
Chiude addirittura con un piccolo rimprovero, De Poli, riferendosi all'assalto dei no
global di Casarini e Bettin alle strutture di Ca' Tron: «Disobbedienti non è una brutta
parola. Ma non dovete far danno: proseguite sulla strada della responsabilità, come state
facendo stasera». A Casarini e Bettin, in precedenza, aveva fatto riferimento raccontando
di un convegno datato maggio 2000, dedicato alla globalizzazione e all'umanesimo latino,
svoltosi a New York: «Ho portato gli atti di quel convegno con me: datene una copia a
Bettin. E una a Casarini, appena sarà...». Sì insomma, scarcerato a Copenhagen.
Prima che De Poli si accreditasse come antiglobalizzatore e fautore della
scienza-per-la-scienza, gli interventi previsti avevano davvero raccolto l'attenzione del
presidente della Fondazione Cassamarca. Anche perché erano stati puntuali e
dettagliatissimi. Da quello di Zulian, che aveva calcato la mano sul fatto che
l'ingegneria genetica - sulla cui salubrità è d'obbligo non scommettere fino a prova
contraria - presuppone brevettabilità, quindi possesso, quindi possibilità di agire sul
mercato affamando il Sud del mondo, a quello di Luana Zanella, parlamentare verde.
Dettagliatissima e inquietante da un punto di vista scientifico, la relazione
dell'onorevole Zanella ha fatto la storia politica degli Ogm, ha rivelato che gli Usa, al
loro interno, galoppano ormai in senso contrario, con un crollo del mercato degli alimenti
derivati dalla biogenetica e una pari ascesa di quelli Omg-free, ha ricordato che da un
punto di vista medico, specie per quanto riguarda i bambini, non è vero che non esistono
segnali inquietanti. E, dopo aver ricordato che dal 1999 è depositato nell'apposito
ufficio di monaco il primo brevetto europeo per la clonazione umana, ha perorato con forza
la causa della biodiversità, dell'agricoltura di qualità, dei sapori da non perdere,
toccando sicuramente nel profondo il gourmet che a fatica si cela in De Poli. «Noi siamo
ciò che mangiano», detto con perentorietà, ha aggiunto peso alla dissertazione. Ad
inquietare ulteriormente l'illustre ospite, ci ha pensato Franzin, che, dopo aver fatto la
storia di un'area, Ca' Tron, che è un'occasione unica per salvare una fetta della nostra
storia e della nostra cultura agricola, ha calcato la mano sul fatto che l'agricoltura
delle modificazioni genetiche è purtroppo aggressiva nei confronti di quella «normale».
|
La Tribuna di Treviso, 15 dicembre 2002LA
SCHEDA
Milleduecento ettari di
storia agricola
d.r.
La tenuta di Ca' Tron - oltre milleduecento ettari di terra compresi tra il Sile e il
Vallio in comune di Roncade, affonda le sue radici in una storia antichissima. Fondata
dalla colonia di armeni veneziani nel XVIII secolo, fu acquistata nel 1972 dall'Usl 9 per
farne la riserva alimentare di generi freschi che doveva rifornire gli stabilimenti
ospedalieri di Treviso, di Oderzo e di Motta di Livenza.
L'area agricola, in tempi più recenti, è stata poi acquisita dalla Fondazione
Cassamarca, che ha voluto fin dagli inizi riportare alla luce la storia della tenuta, a
cominciare dalla riscoperta della via Annia, antica strada romana che collegava Padova con
Aquileia lungo il tragitto della costa lagunare.
Meno di un anno fa, la Fondazione ha poi presentato un progetto che intende riprendere con
attenzione le contivazioni in tutta la tenuta, con l'inserimento anche di vigneti che
saranno seguiti esclusivamente con colture di tipo biologico e tradizionale, per un
«rosso» dalle caratteristiche di eccellenza.
La tenuta di Ca' Tron e l'attività agricola sono seguite da un responsabile e da una
decina di lavoranti, a cui potrebbero aggiungersi in un secondo momento anche parte degli
extracomunitari che Dino De Poli ha voluto ospitare all'interno di una delle case
coloniche di Ca' Tron.
|
| Il
Corriere del Veneto, 15 dicembre 2002 Otto giorni fa i
muri candidi di ristrutturazione della "sua" Ca' Tron avevano subito la
profanazione degli spray di disobbedienti, verdi e centri sociali a causa di un progetto
di laboratorio sugli Ogm. Ieri pomeriggio, in anticipo sull'orario di inizio e senza
essere invitato, Dino De Poli si è seduto in prima fila ed ha atteso che iniziasse
l'annunciato confronto pubblico sul problema, indetto nella sala consiliare di Roncade
dalla stessa componente di no-global.
Arrivato con il suo autista - ma con la digos a ruota perché, nonostante l'assenza
forzata di Luca Casarini, non si sa mai - il presidente della Fondazione Cassamarca ha
ascoltato per un'ora e mezza quattro diversi interventi, da Sergio Zulian del comitato
trevigiano M21 al deputato verde Luana Zanella, dal presidente veneto del partito, Paolo
De Marchi all'ambientalista Renzo Franzin.
Poi si è alzato, ha raggiunto i banchi consiliari, ha estratto alcuni fogli da una
cartellina ed ha acceso un microfono. Imputato e avvocato, con la sala piena alle spalle e
l'"accusa" davanti, ha fatto passare venti secondi e ha parlato:
"Disobbedienti, mi viene voglia di prendervi a sculacciate per i danni che avete
fatto ma sui rischi della globalizzazione sono per molte cose d'accordo con voi".
Inizio sufficiente a deludere quelli che forse attendevano almeno qualche scintilla ma che
è servito a mettere subito in chiaro che un binario sul quale far correre un discorso
comune, se lo si vuole, c'è. "Il dibattito è stato fino ad ora molto civile,
elevato e gradevole - ha detto De Poli - se sono qui è perché noi della Fondazione
vogliamo rispondere di quello che facciamo, e del resto di questi temi parliamo almeno
già dal 1 maggio 2000, data di un convegno a New York su globalizzazione e umanesimo
latino di cui vi fornirò gli atti. Consegnatene una copia anche a Casarini - ha aggiunto
- appena ha risolto i suoi guai a Copenaghen".
Con tutte le reciproche cortesie, l'intesa tra De Poli e i suoi contestatori alla fine si
è fermata a metà strada.
D'accordo tutti sulla conservazione delle biodiversità, sull'importanza, rimanendo in
agricoltura, di incentivare e conservare le produzioni tipiche, patrimonio di cui l'Italia
è più ricca di tutti gli altri Paesi europei e d'accordo sui rischi che stanno dietro
alle manipolazioni genetiche a 360 gradi. Vedute parallele anche per quanto riguarda i
pericoli, sollevati dagli ambientalisti, che dalle serre ad altissimo contenimento
progettate a Ca' Tron possa scappare magari anche un solo moscerino capace di trasportare
un gene taroccato qualche chilometro più in là. "Avete la mia assicurazione - ha
detto il presidente, avvicinando il microfono e girandosi verso il pubblico - che
intensificherò le mie attenzioni per tutti gli accorgimenti possibili perché le serre
siano impermeabili al 100%".
Di tornare indietro, però, non se ne parla. "I risultati del laboratorio andranno
all'Onu e non saranno mai usati per colture a Ca' Tron", ha ripetuto De Poli.
"Il problema è a monte - gli hanno ricordato gli ambientalisti - perché
sperimentare Ogm significa già stare dentro un processo che mira a cambiare il
mondo".
|
| Il
Gazzettino di Treviso, 14 dicembre 2002 Ogm a Ca' Tron Ambientalisti in trincea
Roncade
Le serre che verranno installate dal
Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia per studiare e valutare il
rischio OGM a Ca' Tron sono state ieri al centro di un acceso dibattito nella sala
consiliare di Roncade, organizzato dai Verdi e dagli ambientalisti veneti.
Il presidente della Fondazione, Dino De
Poli, ha così voluto intervenire personalmente a sorpresa per fornire la propria
versione. "Sono d'accordo con voi sui rischi della globalizzazione - ha esordito
rivolgendosi a Sergio Zulian (M21), Luana Zanella (deputato dei Verdi), Paolo De Marchi
(presidente Verdi Veneto) e a Renzo Franzin (presidente Associazione Civiltà dell'Acqua)
- e sui pericoli della manipolazione genetica. Non possiamo lasciare nelle mani delle
multinazionali le decisioni in materia di alimentazione. E' proprio per questo che sono
rimasto affascinato dal progetto dell'ICGEB, perché per capire bisogna sapere. Se no, el
primo pan che vien magnà xe queo dei baùchi". De Poli ha ancora assicurato maggior
attenzione e garanzia sulla sicurezza degli esperimenti anche se "le serre, uniche in
Italia, saranno completamente impermeabilizzate" e ha ribadito la propria
determinazione a continuare le iniziative sull'agricoltura biologica.
Da parte dei Verdi e della sala gremita,
però, è emersa scarsa fiducia sulle finalità benefiche degli esperimenti a Ca' Tron,
nonostante l'ICGEB operi sotto l'egida dell'ONU. Il grande spettro delle multinazionali a
caccia di brevetti è insomma presente più che mai.
Aldina Vincenzi
|
| ANSA,
14 dicembre 2002 - ore 15,05 OGM: PROGETTO LABORATORIO, DE
POLI AD ASSEMBLEA NO-GLOBAL
(ANSA) - RONCADE (TREVISO), 14 DIC - Il presidente della Fondazione Cassamarca,
Dino De Poli, ha voluto oggi confrontarsi pubblicamente con chi si oppone al progetto di
realizzazione di un laboratorio per lo studio di Ogm a Ca' Tron, a Roncade, finanziato
dallo stesso istituto, ad una settimana dal blitz di protesta attuato da verdi,
disobbedienti e no-global. De Poli si e' infatti presentato spontaneamente ad un incontro
promosso dagli stessi contestatori finalizzato alla sensibilizzazione della cittadinanza.
La conferenza e' stata introdotta, tra gli altri, dal deputato verde, Luana Zanella, dal
presidente del partito, Paolo De Marchi, e dal leader del comitato trevigiano ''M21'',
Sergio Zulian. Per gli ambientalisti in materia di Ogm dovrebbe sempre prevalere, e' stato
detto, il principio di precauzione. Anche non fossero nocivi - hanno aggiunto - sarebbero
contrari alle iniziative di supporto delle biodiversita', vera ricchezza italiana in campo
agroalimentare. La manipolazione genetica in agricoltura, inoltre, sarebbe alla base di
politiche di sfruttamento di multinazionali a danni di paesi del sud del mondo. De Poli si
e' dichiarato d'accordo sui rischi di un approccio indiscriminato alle biotecnologie ma,
ha aggiunto, il laboratorio di Ca' Tron ''e' affidato all'istituto Icgeb di Padriciano
(Trieste) che agisce sotto il diretto controllo dell'Onu ed i risultati - ha detto -
saranno consegnati alle Nazioni Unite e non utilizzati per le coltivazioni locali''. De
Poli ha infine assicurato che intensifichera' personalmente ''ogni misura per garantire la
assoluta impermeabilita' delle serre chiuse entro le quali saranno condotti gli
esperimenti''. (ANSA)
V10-NR 14-DIC-02 20:02 NNNN
|
La Tribuna di Treviso, 18 dicembre 2002No al centro
sperimentale Ogm sì a produzioni biologiche
Ecco la nostra sfida a De Poli
pres. Associazione Vas Veneto
Il confronto avuto con il Presidente di Cassamarca durante l'assemblea del 14 dicembre a
Roncade ci spinge a due preliminari considerazioni: 1) l'iniziativa diretta di sabato 7
dicembre a Ca' Tron contro la costruzione del centro di sperimentazione Ogm è stata
fondamentale per l'apertura di un'ampia discussione su questo tema nella Marca;
2) le argomentazioni esposte nell'assemblea dal presidente della Fondazione Cassamarca De
Poli a sostegno della compatibilità a Ca' Tron delle produzioni biologiche e delle
attività agrituristiche con la ricerca Ogm, ci hanno ancor più rafforzato nella
determinazione contro questo progetto.
De Poli ha manifestato la sua disponibilità ad aprire una discussione su questo punto.
Bene, intendiamo raccogliere la sfida ribadendo i motivi del nostro rifiuto degli Ogm.
Sugli Ogm non ci possono essere posizioni intermedie, di compatibilità di questo modello
di produzione agroalimentare con altri, ma posizioni nette, a favore o contro. Noi,
convinti si debba costruire un «altro mondo possibile», pensiamo che gli Ogm siano lo
strumento più evidente della rapina delle biodiversità, patrimonio mondiale del pianeta,
messo in atto dalle multinazionali del settore agroalimentare e farmaceutico e favorito
dall'azione politica delle grandi organizzazioni mondiali di governo della globalizzazione
(Wto, Fmi, Bm). Dopo le contestazioni al Wto a Seattle, in tutto il mondo milioni di
persone si sono «messe in marcia» contro questo tipo di scenario: la rapina delle
biodiversità ed il monopolio delle produzioni e del commercio dei prodotti alimentari in
mano a pochi potenti centri politici, economici e finanziari.
Nel merito del progetto di sperimentazione Ogm a Ca' Tron puntualizziamo alcune
osservazioni:
Icgeb, partner del progetto in quanto fornitrice di personale e tecnologia qualificata per
lo sviluppo della ricerca sul campo e la formazione di personale pro-Ogm, non è affatto
neutrale in tutta questa vicenda. Basti pensare che il suo direttore, professor Arturo
Falaschi, è, insieme ad altri insigni scienziati di analoghi organismi, nella lista di
nomi degli «esperti della Novartis» multinazionale del settore agroalimentare e
farmaceutico (si veda il suo sito ufficiale). Essere sotto l'egida dell'Onu evidentemente
non garantisce affatto la neutralità di questa agenzia da rapporti con i diretti
interessati alla penetrazione produttiva e nel mercato mondiale (anche europeo) degli Ogm.
La ricerca sui protocolli di sicurezza delle specie Ogm che potrebbero essere inserite in
ambiente, oltre a rendere del tutto inopportuno farla a ridosso di produzioni sensibili
come quelle biologiche, evidenzia i rischi connessi alla ricerca e alla produzione di Ogm.
Non rassicura affatto che ciò avvenga in moderne serre, in quanto anche quegli ambienti
hanno molte falle dal punto di vista della sicurezza ed, in assoluto, abbiamo decine di
esempi di impianti e centri sicuri sulla carta che si sono trasformati in incubi
ambientali per le popolazioni circostanti.
In Europa la contaminazione da Ogm, nonostante questi organismi non siano affatto
consentiti, è talmente diffusa da trovare tracce di contaminazione persino nei prodotti
bio e da spingere Aiab a chiedere una moratoria sulla soia, perché non in grado di
certificarne la assoluta tracciabilità biologica. La recente denuncia dell'Arpa torinese
e dell'Istituto zooprofilattico di Torino sulla estesa contaminazione Ogm in mangimi per
animali e alimenti di largo consumo, soprattutto prodotti della prima infanzia, compresi
quelli di origine bio, la dice lunga sull'attenzione al consumatore di quanti
sponsorizzano l'avvento degli Ogm in Europa (vedi La Stampa di Torino del 6 dicembre).
Proporre un centro sperimentale Ogm a fianco di produzioni e allevamenti biologici e
produzioni casearie tipiche, come si vorrebbe fare a Ca' Tron, sembra il tentativo di far
passare l'idea che le due strade siano compatibili. Ma non è così: lo sviluppo delle
produzioni tipiche, doc, biologiche nella Marca non hanno bisogno di rischi di
contaminazione Ogm e tanto meno hanno bisogno di queste produzioni, neanche dal punto di
vista economico. C'è bisogno, invece, di trasparenza - per questo va denunciato il
sistema occulto con cui si concedono sperimentazioni a cielo aperto (casi verificatisi
anche nella Marca) - e di coerenza: vini biologici e tipici, radicchio trevigiano, ecc.
sono esempi di uno sviluppo agricolo contrario al modello tutt'ora imperante, intensivo,
basato sullo sfruttamento dei suoli e sulla semplice redditività delle colture. Puntare
alla qualità dei sistemi produttivi, ad una forte attenzione del territorio e della
sostenibilità delle colture con i luoghi di produzione, significa rifiutare l'opzione Ogm
senza alcun compromesso.
A De Poli lanciamo questa sfida-proposta e chiamiamo a discutere e riflettere anche quelle
amministrazioni comunali che, troppo velocemente, si sono dette disponibili a sperimentare
un centro di ricerca Ogm nel cuore di una Tenuta a vocazione biologica e paesaggistica. Lo
sviluppo di una Agenda 21 per quel territorio, così come si discute in questi mesi nei
Comuni di questo territorio, basata sui principi dello sviluppo sostenibile, li deve
vedere protagonisti di azioni tese a rendere questo territorio «Ogm free», in coerenza
con l'adesione ai principi di questo strumento di coordinamento delle politiche
ambientali.
Da parte nostra intendiamo organizzare per le prossime settimane (probabilmente subito
dopo l'Epifania) un incontro con quanti si sono detti interessati alla problematica per
costruire un comitato permanente in grado di sviluppare mobilitazioni e iniziative su
questi obiettivi.
Luana Zanella (Deputata Verdi), Gianfranco Bettin (Consigliere Regionale Verdi, del
Veneto), Franco Zecchinato (Aiab Veneto), Guido Fidora (Aveprobi Veneto), Renzo Franzin
(Ambientalista), Sergio Zulian (Comitato M21 Treviso), Paride Danieli (Portavoce Verdi
Treviso), Paolo De Marchi (Presidente regionale Verdi del Veneto), Gianandrea Mencini
|
| La
Tribuna di Treviso, 20 dicembre 2002 Monti, siluro a De
Poli: Ca' Tron congelata
«Atto di vendita nullo, opere bloccate». Il
banchiere: «Follie»
Soprintendenza irritata anche per gli attacchi di Gentilini
Andrea Passerini
«L'atto di vendita di Ca' Tron è da ritenersi nullo: la proprietà pubblica è passata a
Fondazione Cassamarca senza le comunicazioni previste dalla legge». «Le operazioni messe
in atto da Fondazione sui 1000 ettari dell'area dovranno essere sospese, almeno fino a
quando non sarà legalmente convalidata. Il complesso è da ritenersi vincolato e ogni
progetto deve di conseguenza essere sottoposto alla Soprintendenza».
Due siluri per De Poli e la Fondazione. D'autore. Sono firmati Gugliemo Monti,
sovrintendente ai Beni Architettonici e per il paesaggio del Veneto Orientale. Un richiamo
alle regole che tradisce tutta l'irritazione di Monti e della Soprintendenza per gli
attacchi ricevuti da Gentilini e De Poli in occasione della recente visita della
commissione Cultura del Senato. La nota è stata diffusa senza che ne sapesse nulla la
stessa sovrintendente regionale Maria Teresa Rubin de Cervin.
Il «congelamento» di Ca' Tron è devastante più sul piano dipolmatico che non su quello
reale: De Poli e la Fondazione hanno già realizzato il centro, definito i progetti,
persino le collaborazioni, dal centro di ricerca Unesco per gli Ogm al dipartimento di
Archeologia dell'università di Padova per la via Annia.
Ieri sera De Poli commentato a caldo: «E' una pazzia, abbiamo comprato l'area due anni
fa...». E immediatamente i due fronti, Fondazione e Soprintendenza sono entrati in
fibrillazione. Cosa c'è sotto? Solo lunedì scorso, a Genova, De Poli e Monti erano allo
stesso tavolo, con la Rubin de Cervin e con Piero Semenzato (braccio tecnico di
Fodnazione) per discutere il progetto di Piano per villa Albrizzi-Franchetti. «Ma non si
è nemmeno parlato di Ca' Tron» assicura la sovrintendente. Da Venezia, recentemente, è
stata però inviata una lettera alla Fondazione per esprimere tutte le riserve formali
sulla compravendita fra Usl e Fondazione, chiusa nel 2000 a 50 miliardi. Con la richiesta
della Soprintendenza di venire coinvolta, sui progetti per il gioiello naturalistico e
paesaggistico del Veneto.
«A prescindere dalla valutazione sull'operazione - dice Monti - per noi è un tour de
force, rincorriamo, anzi siamo spettatori, dei progetti del privato. La forma è anche
sostanza, in questo caso il pubblico viene del tutto aggirato. Che ci stiamo a fare?».
Dunque il nodo è il rispetto delle norme, di quegli iter burcratici e dei passaggi
formali che tanto fanno soffrire De Poli, e il sindaco Gentilini. Non a caso Monti, nella
prima parte della nota, sembra rispondere anche agli attacchi di Gentilini, anch'egli
insofferente verso le lungaggini burocratiche. «Le accuse di ristrettezze di vedute e
quella più grave di interessata parzialità rivoltealla Soprintendenza ci hanno spinto,
responsabilmente, a istituire una commissione di valutazione dei progetti che sia in garo
di rendere più omogenei - dice Monti - ma pur in presenza di un affinamento qualiativo
mai inutile in pratiche che sono sempre migliorabili, non si può far a meno di notare,
con sincero rincrescimento, che lo spirito collaborativo messo in opera in questi anni
trova in simili accuse una risposta inadeguata». Segue il messaggio esplicito a
Gentilini, De Poli & Co: «Il sospetto è che nei nostri confronti non si cerchi un
dialogo, ma solo pretesti per eliminare l'azione di tutela, scomoda per chi ritiene la
propria attività non migliorabile dall'apporto costruttivo di specialisti che hanno come
unico interese la qualità del paesaggio».
Al di là delle accuse di «voler fare tutto da soli» e dell'insofferenze alle norme, è
chiaro il riferimento agli atteggiamenti di sindaco e De Poli. Dicono che Monti si sia
sopreso anche degli attacchi di Gentilini, dopo le collaborazione su Loggia dei Cavalieri
e porta Santi Quaranta. «Davanti si lavora assieme, dietro le spalle riceviamo accuse» -
avrebbe detto a un suo colaboratori.
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| Il
Gazzettino di Treviso, 20 dicembre 2002 IL CASO
La Soprintendenza fa
fermare i lavori a Ca' Tron
Treviso
Mentre Dino De Poli incassa compiaciuto il
sì per l'area Appiani, un colpo a sorpresa gli arriva da Venezia. La Soprintende nza per
i beni architettonici de l Veneto orientale ha bloccato i lavori a Ca' Tron, la sterminata
tenuta nella quale Fondazione Cassamarca sta realizzando sedi di master universitari e
siti di ricerca archeologica. Una lettera de l Soprintende nte Guglielmo Monti ha stoppato
i cantieri «almeno fino a quando non sarà legalmente convalidata la proprietà de l
fondo. Si tratta infatti di una proprietà pubblica passata alla Fondazione senza le
comunicazioni previste dalla legge, e quindi con atto da ritenersi nullo - scrive Monti -
Trattandosi poi di un complesso che ha più di cinquant'anni e rilevante valore storico,
è da ritenersi vincolato e ogni progetto che lo riguarda de ve di conseguenza essere
sottoposto alla Soprintende nza».
Dopo le comunicazioni scritte, Monti si è
affrettato a precisare al cronista che «non si tratta di una cosa tremenda e nemmeno un
fatto così raro: diciamo che secondo noi Fondazione Cassamarca ha iniziato a lavorare
senza che il trasferimento di proprietà fosse perfezionato. Mancano ancora de i passaggi,
e siccome noi dobbiamo sorvegliare, l'abbiamo fatto notare e abbiamo chiesto di vede re i
progetti. In queste condizioni si sta operando in assenza di controllo. Per la verità io
ho anche visto i lavori e tutto potrebbe essere a posto, ma per il rispetto de lle
procedure è necessario fermarli».
La stilettata, comunque, non è indolore.
Anche perchè viene vibrata dopo le recenti dichiarazioni di De Poli che, in occasione de
lla recente visita de lla Commissione Difesa de l Senato, aveva tuonato contro l'operato
de lla Soprintende nza. Monti dimostra di ricordarlo bene, anche se per iscritto non
nomina De Poli mentre si duole de lla «nemmeno troppo velata accusa di ristrettezza di
vedute e di interessata parzialità di giudizio» e afferma che «il sospetto è che si
cerchino pretesti per eliminare l'azione di tutela». Ma al telefono aggiunge: «So che De
Poli poi ha in parte smentito le sue esternazioni, ma il suo è stato egualmente un atto
particolarmente antipatico».
Alessandro Comin
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La Tribuna di Treviso, 20 dicembre 2002Rapina alla
Cassamarca di Biancade
Minacciata con il
taglierino una cliente
Il bottino ammonta a oltre 15 mila euro
Due i rapinatori entrati in azione Sono fuggiti in scooter e nel corso della fuga hanno
perso un casco
Daniele Rea
RONCADE. Due banditi, ieri verso mezzogiorno, hanno rapinato la filiale della
Cassamarca-Unicredito di Biancade in piazza Menon. Armati dell'ormai classico taglierino e
non travisati, i due sono riusciti a mettere insieme un discreto bottino, che dalle prime
stime dovrebbe ammontare ad oltre 15mila euro. Uno dei due rapinatori ha tenuto in
ostaggio una cliente, sotto la minaccia del cutter, e l'ha fatta stendere a terra. Intanto
il complice ha saltato il bancone e ha messo mano alle casse. In pochissimi minuti i due
hanno effettuato il colpo e poi si sono dileguati velocemente a bordo di uno scooter.
Il film della rapina si è sviluppato, come detto, in un arco di tempo brevissimo ma senza
particolari violenze ai danni dei dipendenti dell'istituto di credito oppure dei clienti
presenti in quel momento all'interno della banca. Rapidi e piuttosto determinati, i due
banditi non hanno perso tempo e sono dritti all'obiettivo.
Giovani ma molto sicuri, a volto scoperto, si sono subito divisi i compiti: uno dei due ha
bloccato e preso in ostaggio una donna e l'ha tenuta bloccata a terra, evidentemente per
facilitare le operazioni al complice e per mettere subito in chiaro la situazione.
Nel frattempo l'altro bandito ha compiuto l'ormai classica «evoluzione», saltando senza
indugio il bancone e puntando immediatamente alle casse. Come detto, il bottino messo
insieme dai due malviventi ha fruttato una somma superiore ai 15mila euro.
Una volta messo al sicuro il denaro, i due sono schizzati fuori dall'istituto di credito e
sono saliti a bordo di uno scooter, parcheggiato immediatamente fuori dalla sede della
Cassamarca e si sono dati alla fuga, facendo perdere immediatamente le proprie tracce.
Nella fretta, uno dei due rapinatori ha perduto anche il casco, che è rimasto abbandonato
sull'asfalto ed è stato poi consegnato agli inquirenti.
A quel punto dalla filiale è partito l'allarme e sul posto sono arrivati in pochi minuti
i carabinieri della stazione di Roncade, i militi del radiomobile di Treviso e gli agenti
della squadra antirapine della Questura trevigiana, per i primi rilievi e per raccogliere
le testimonianze.
E' scattata subito anche la rete di controlli in tutto il territorio circostante, ma dei
rapinatori in scooter nessuna traccia concreta, se non quel casco perduto nella
concitazione delle fuga.
Continua, dunque, l'offensiva della malavita nella Marca: si tratta della terza rapina ai
danni di un istituto di credito della provincia in due giorni, senza contare il colpo
andato a vuoto a Possagno, sempre ai danni di una filiale della Cassamarca-Unicredito.
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| Il
Gazzettino di Treviso, 20 dicembre 2002 Due banditi in azione ieri verso le 11: dopo aver
malmenato una cliente sono fuggiti in scooter con circa 15mila euro
Rapina con taglierino
alla Cassamarca di Biancade
Roncade
Agitati e maldestri. Due aggettivi per
descrivere i due malviventi che ieri hanno rapinato la filiale Cassamarca di Biancade ,
portandosi via un bottino di circa 15mila euro.
Agitati. I due sono entrati in azione poco
dopo le 11, e, a, turno, hanno messo piede all'interno della banca dove in quel momento si
trovavano tre clienti e altrettanti dipendenti. Il primo bandito ha fatto da apripista, a
volto scoperto e, una volta varcata la soglia dell'istituto di credito, ha chiesto di
poter aprire un conto corrente. ma si trattava di una scusa, perché ha estratto un
taglierino, facilitando così il compito del complice, anche questo a volto praticamente
scoperto, che ha fatto la sua apparizione dopo pochi secondi. Una volta all'interno, i due
hanno minacciato due clienti inducendoli a non compiere mosse false, e si sono diretti
verso gli impiegati. L'azione si è svolta in un baleno: la coppia di banditi, dopo
essersi impossessati di alcune mazzette di denaro, hanno lasciato l'ostaggio, abbandonando
rapidamente la filiale.
Maldestri. Una volta raggiunta l'uscita, i
due rapinatori sono corsi verso uno scooter, di colore grigio, che avevano usato per
raggiungere piazza Menon, dove si affaccia la banca. Sono saliti in sella per darsi alla
fuga ma, alla prima accelerata, uno dei due malviventi ha perso per terra il casco che
stava per indossare. Verrà preso in consegna dalle forze dell'ordine e, probabilmente,
tornerà utile alle indagini per cercare di dare nome e cognome alla coppia. Indagini che
ora sono seguite sia da Carabinieri che da Polizia giunti sul luogo della rapina per
raccogliere ogni testimonianza.
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La Tribuna di Treviso, 22 dicembre 2002Caso Ca' Tron,
Stellini smentisce Monti
«La vendita è valida,
sancita dal notaio e da due dossier legali»
a.p.
«L'atto di compravendita della tenuta di Ca' Tron non può essere nullo: è stato
stipulato davanti a un notaio (il trevigiano Arrigo Manavello ndr), che ha verificato la
sua congruità e la rispondenza alle norme di legge».
Domenico Stellini, che fino a pochi mesi fa ha guidato l'Uls 9 trevigiana, e tra 1999 e
2000 ha perfezionato l'atto di cessione dell'area a Fondazione Cassamarca (prezzo
superiore ai 54 miliardi di lire) smentisce decisamente il soprintendente ai Beni
Artistici e Storici del Veneto Orientale, Guglielmo Monti.
Quest'ultimo, giovedì, aveva definito in una nota ufficiale «nullo» l'atto di vendita,
perché «non sono stati rispetai i passaggi e le operazioni previste dalla legge». E
aveva di conseguenza annunciato il «blocco» dei progetti di Fondazione Cassamarca per la
più vasta tenuta agricola del Veneto (1100 ettari).
Stellini non cela la sua sorpresa: «Sia come Usl che come Fondazione Cassamarca era stato
compiuto un preciso lavoro di documentazione legale, prima di arrivare all'operazione, con
la consulenza di qualificati avvocati - aggiunge l'ex «numero uno» della sanità
trevigiana - sarebbe veramente incredibile che due parti diverse, e il notaio che sancisce
la piena legalità di un atto dopo averne verificato fossero tutti in errore. Credo che in
pochi giorni tutto sarà comunque chiarito». Ma come legge, allora, l'attacco del
sovrintendente Monti? Sa che Dino De Poli, presidente di Fondazione Cassamarca, a caldo,
l'ha definita «una follia»? «Posso pensare che Monti si riferisca alla legge del' 39,
che stabilisce che gli immobili più antichi di 50 anni, prima di essere alienati, debbano
avere l'autorizzazione delle Belle Arti - replica Stellini - ma in questo caso mi pare che
la vocazione prevalente dell'area di Ca' Tron sia incontestabilmente il carattere di
tenuta agricola. Non credo che le case coloniche, per quanto antiche, abbiano il valore di
altri edifici storici, come le ville venete: del resto, non mi risulta che quella case
siano state inserite nel decreto che stabilisce i beni da tutelare».
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La Tribuna di Treviso, 22 dicembre 2002RONCADE
Linea Adsl
internet, si muove il Comune
Raccolte cento firme in una settimana
Samantha Cipolla
RONCADE. Sembra che l'allacciamento di una linea Adsl sia una necessità e in quindici
giorni il comune di Roncade ha già raccolto 100 firme a favore della proposta. A fine
novembre, l'amministrazione ha lanciato una nuova battaglia: La Telecom ha rifiutato al
proposta di installare la linea internet a Roncade con motivazioni aziendali. La
giustificazione non ha convinto sindaco e consiglieri che guardano al resto della
provincia.
«Comuni molto più piccoli e con meno industrie sono collegati alla Adsl, noi avremmo
molti imprenditori interessati; in più siamo preparati tecnologicamente con centraline
compatibili all'installazione con costi piuttosto bassi. A muoversi sono stati soprattutto
gli studenti, seguiti a ruota dagli imprenditori. Il motivo è semplice: l'Adsl è un
servizio utile soprattutto a chi naviga spesso e a lungo in internet. Le cento firme sono
state raccolte attraverso le scuole, nell'ufficio Informagiovani, dove sono stati
distribuiti moduli e volantini. Ma il vero impegno del Comune deve ancora iniziare. In
cantiere c'è la proposta per una raccolta firme porta a porta nelle fabbriche delle zone
industriali.
«Abbiamo solo lanciato un sasso - spiega il sindaco Sartor - Siamo partiti dalle scuole,
ma c'è ancora tutto da fare con un'azione seria rivolta agli imprenditori con manifesti e
materiale informativo mirato».
«Le industrie si sono dimostrate comunque subito interessate - spiega l'assessore Cesare
Miotto - Ho cercato di esporre il problema già a metà dicembre durante una seduta della
consulta per le attività produttive e sono stati riscossi numerosi consensi, si tratta
solo di concretizzare l'impegno e l'interesse che si sta alzando su questa questione». In
attesa di un impegno diretto, prosegue la raccolta firme individuale: è possibile
ritirare il modulo e firmare presso gli sportelli dell'Urp negli orari d'ufficio.
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