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Archivio - Dicembre 2002

La Tribuna di Treviso,  4 dicembre 2002

RONCADE
Nasce il comitato di Orizzonti Socialisti

m.m.

RONCADE. Nei giorni scorsi si è costituito il Comitato comunale di Roncade di Orizzonti Socialisti. A capo del nuovo organismo è stato eletto all'unanimità Roberto Chinellato. «La rinascita di una presenza organizzata dei socialisti a Roncade - afferma - si colloca politicamente nel Centrosinistra, ma con una posizione autonoma nel solco del patrimonio ideale, storico e culturale dei Turati, Nenni e Pertini». La costituzione del nuovo Comitato comunale di Roncade, per Orizzonti Socialisti è una prova di orgoglio. Infatti, Roncade è il paese dove abita Sergio Vazzoler, segretario regionale del Sdi. Una sfida sulla quale Orizzonti Socialisti non vuole abbassare la guardia.

 

Il Gazzettino di Treviso,  7 dicembre 2002

BIANCADE Tre malviventi armati hanno assaltato ieri mattina l’ufficio postale. Picchiato il direttore e minacciato un pensionato

Il colpo sfuma per le urla e le proteste

Alle 8,20 una donna e gli anziani in coda per ritirare la pensione hanno fatto fallire l’agguato

Roncade

La pistola spianata ha scatenato il caos e ha fatto fallire il colpo all'ufficio postale di Biancade. Non è servita la botta in testa con il calcio al direttore Stefano Risato. E neppure il revolver ficcato al fianco di un anziano. È bastato infatti, che una signora di passaggio si mettesse ad urlare chiedendo aiuto e il piano dei tre rapinatori è andato in fumo. A creare ulteriore caos l'agitazione degli anziani in coda per la pensione. In due alle 8,20 hanno atteso l'arrivo del direttore delle Poste di via Dary mentre un terzo è rimasto a bordo di una Fiat Uno di colore grigio risultata rubata a Jesolo e poi ritrovata dopo la fuga a 500 metri. Quando il responsabile dell'ufficio si è avvicinato alla porta con il mazzo delle chiavi in mano uno dei due lo ha colto alle spalle dandogli un colpo alla nuca con l'arma per intimorirlo, ma questo ha peggiorato la situazione perchè a quel punto il direttore si è agitato e non è più riuscito a trovare la chiave giusta. L'intoppo ha fatto perdere tempo prezioso. Nel contempo il secondo malvivente si è affiancato ad uno degli anziani che in coda stavano aspettando la consegna della pensione e gli ha puntato al fianco la pistola. "Se stai fermo non ti accade nulla" queste le parole dette con accento slavo dal rapinatore ad A. C., biancadese, che ha evitato qualsiasi reazione, mentre il direttore confondeva le chiavi e provocava un gesto irritato del malvivente. Questo, infatti, insultandolo con intercalare meridionale, gli ha sferrato un colpo sulla testa con l´impugnatura dell´arma, ferendolo leggermente. Nel frattempo un´anziana passante si è accorta della scena e, scappando verso la vicina sede della guardia medica, ha chiesto aiuto allertando i pazienti in attesa. "Credo non fossero professionisti - ha dichiarato nel pomeriggio il testimone, ripresosi dal brutto momento - perché si guardavano incerti sul da farsi. Poi, presi dal panico sono fuggiti con una Uno grigia presumibilmente guidata da un terzo complice".

"Avevo notato solo l'uomo che ha minacciato il direttore - continua A. C. - perchè era da troppo tempo dentro alla cabina telefonica".

Sul posto i Carabinieri della sezione di Roncade, supportati dal comando di Treviso, arrivati pochi minuti dopo grazie al sistema di allarme collegato alle forze dell´ordine, e gli uomini della Squadra Mobile.

Sergio Zanellato

Aldina Vincenzi

  

La Tribuna di Treviso,  7 dicembre 2002

Biancade, all'orario di apertura tre uomini tentano una rapina alle Poste di via Dary ma la reazione è immediata
«Eroi per caso» cacciano i banditi
Aggredito il direttore e preso in ostaggio un anziano

Sandro Bolognini

RONCADE. Stavolta il colpo è fallito. Tre banditi sono stati messi in fuga da due clienti che si apprestavano ad entrare nell'ufficio postale di Biancade, in via Dary 8. E' accaduto ieri mattina, poco dopo le 8. Il direttore delle Poste, Stefano Risato, 39 anni, è stato colpito al capo da un malvivente prima della fuga, e un anziano è stato preso in ostaggio. Il giovane ha riportato solamente una contusione, per entrambi tanto spavento per ciò che sarebbe potuto accadere. Sul luogo della rapina sono intervenuti i carabinieri e gli agenti della Squadra Mobile trevigiana che hanno svolto le prime indagini.
Poco dopo le 8 i banditi si apprestano a mettere a segno il colpo. Scendono dalla Fiat Uno rubata tre giorni prima a Jesolo e si dividono. In due attendono l'arrivo del direttore dell'ufficio postale e quando lo vedono arrivare uno si precipita verso di lui con la pistola. Gli dà il benvenuto puntandogli l'arma alla tempia. Stefano Risato non reagisce, mentre l'altro bandito tiene in ostaggio un anziano. Il terzo, in macchina, attende i colleghi con il bottino in saccoccia. Ma non è così, perché poco distante ci sono due signori che non perdono un attimo del film della scena. Senza tanto pensarci sopra si precipitano verso l'uffico postale. Uno è il direttore della filiale di un istituto di credito del posto e l'altro è un passante: insieme hanno il potere di far desistere i banditi dall'azione criminosa.
Un malvivente, prima di abbandonare la scena, colpisce con l'arma il direttore dell'ufficio postale, l'altro scappa.
Come fulmini i banditi riescono a dileguarsi a bordo della Fiat Uno targata Venezia che abbandonano a poca distanza. Immediatamente viene dato l'allarme e sul posto arrivano i carabinieri e la polizia che iniziano le indagini. Poco dopo viene trovata l'automobile, abbandonata, ma dei tre malviventi nessuna traccia.
Secondo gli inquirenti i banditi potrebbero essere gli stessi che il 13 novembre scorso hanno rapinato l'ufficio postale di Fossalunga. Agiscono sfruttando «l'effetto sorpresa», cioè mettendo a segno il colpo al momento dell'apertura degli sportelli. Così era andata a Fossalunga, proprio nel periodo in cui la frazione era in subbuglio a causa dei furti a raffica che venivano messi a segno durante la notte nelle abitazioni e nei pubblici esercizi. Il parroco don Pio Pietrobon, anch'egli derubato, era arrivato a proporre di dare l'allarme alla popolazione, anche durante la notte, suonando le campane. Un allarme «naturale», ma mai adoperato.
Così come ieri mattina è accaduto a Biancade, alcuni giorni fa è fallito il colpo alla filiale della Banca Nazionale del Lavoro di Montebelluna in via Roma, dove un rapinatore si è presentato davanti al cassiere estraendo dalla tasca un coltello. Questo non si è perso d'animo e ha afferrato la sedia minacciando di scaraventargliela contro. Vista la mala parata, il malvivente si è arreso e, addirittura, ha chiesto il favore di farlo uscire dalla banca.
 

ANSA,  7 dicembre 2002 - ore 15,05

OGM: PROTESTA CONTRO LABORATORIO FONDAZIONE CASSAMARCA

(ANSA) - RONCADE (TREVISO), 7 DIC - Un centinaio di appartenenti ad associazioni ambientaliste, disobbedienti, Verdi ed altri comitati hanno dato vita oggi ad una manifestazione di protesta davanti alla sede della Fondazione Cassamarca a Ca' Tron di Roncade ed all'immobile in via di ristrutturazione dove sara' ospitato un laboratorio di ricerca sugli Organismi Geneticamente Modificati (Ogm). Tra i presenti anche il consigliere regionale Gianfranco Bettin, l'assessore comunale di Venezia Beppe Caccia, la deputata dei Verdi Luana Zanella e il leader dei disobbedienti Luca Casarini. L'azione si e' concretizzata nell'abbattimento, all'interno del cantiere, di un cartello nel quale e' descritto il progetto del laboratorio, nell'innalzamento di striscioni contro le coltivazioni con Ogm e in numerose scritte sui muri in cui, oltre a ribadire la pericolosita' dell'ingegneria genetica nelle coltivazioni agricole, si invita a boicottare la Cassamarca, istituto che, attraverso la propria Fondazione, finanzia il progetto. ''Non vogliamo - hanno detto gli esponenti dei vari movimenti - che questo laboratorio contribuisca allo sfruttamento del Terzo Mondo ed invitiamo la Fondazione a sospendere la prosecuzione del progetto''. Alcune scritte chiedono anche la liberazione degli arrestati per il G8, una forma di repressione, e' stato detto, che mira ad impedire l'attivita' dei movimenti. La manifestazione si e' protratta per circa un'ora. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e agenti della Digos. Il laboratorio che sta per sorgere a Ca' Tron e' affidato all'istituto Icgeb di Padriciano (Trieste), organismo internazionale operante all'interno del sistema Onu il cui mandato e', ufficialmente, quello di ''realizzare attivita' di ricerca e formazione rivolte ad un uso sostenibile delle biotecnologie, con particolare attenzione alle necessita' dei paesi in via di sviluppo''. I suoi programmi, nella sede trevigiana, dovrebbero essere quelli di svolgere programmi di indagine sui rischi inerenti al rilascio ambientale di Ogm, oltre allo studio di nuove tecnologie di controllo anche a favore di paesi emergenti. L'attivita' di Icgeb a Ca' Tron e' per ora definita all'interno di un accordo quadro con la Fondazione Cassamarca, intesa che non e' comunque ancora stata formalizzata in ogni suo aspetto. Il progetto prevede la realizzazione di un laboratorio di circa 700 metri quadrati integrato da una serra ad altissimo contenimento che dovrebbe essere realizzata sul modello di strutture simili presenti alla sede romana dell'Enea ed al Max Planck Institute di Colonia (Germania). Lo scopo e' di impedire che organismi modificati geneticamente al loro interno possano diffondersi nell'ambiente. Le attivita' dell'istituto, che ha una sua sede anche a New Delhi, in India, sono approvate da un consiglio scientifico composto da 15 ricercatori mondiali, tra i quali figurano vari premi Nobel. La formalizzazione del rapporto tra Icgeb e la Fondazione dovrebbe avvenire, secondo le previsioni, entro poche settimane e dovrebbe implicare un investimento, per il primo biennio, di circa un milione di euro l'anno. A lavorare nel laboratorio, che potrebbe essere pronto nel terzo trimestre del 2003, dovrebbero essere sei o sette ricercatori. Le associazioni che hanno manifestato oggi hanno invitato la popolazione a partecipare sabato prossimo ad un incontro informativo nella sala consiliare di Roncade. (ANSA).

V10-TN

  

La Tribuna di Treviso,  8 dicembre 2002

Luca Casarini e il prosindaco di Mestre Gianfranco Bettin guidano la protesta, distrutti tabelloni e imbrattati i muri
Blitz no-global contro gli Ogm
Manifestazione contro la palazzina universitaria della ricerca
Spray ecologici e maschere per contestare l'accordo con l'istituto Icgeb di Trieste «Bloccate la sperimentazione sulle piante»

di Michela Santi

«No agli Ogm a Ca' Tron». Per fermare la costruzione del laboratorio di biotecnologie (Icgeb) che Fondazione Cassamarca sta finanziando nella tenuta di Ca' Tron, hanno fatto irruzione in un centinaio: Verdi e Disobbedienti capitanati da Luca Casarini.
Muniti di bombolette spray, rigorosamente «Cfc-free» (senza clorofluorocarburi), e di striscioni contro la sperimentazione genetica, i Disobbedienti hanno «attaccato» dapprima il nuovo centro progettato dal presidente di Fondazione Cassamarca De Poli in due case coloniche, poco lontane dalla piccola frazione di Roncade Ca' Tron (400 abitanti in tutto), poi si sono diretti contro il centro direzionale: restaurato e inaugurato con il nome di complesso degli Armeni, appena due mesi fa.
Il blitz è scattato a mezzogiorno e mezzo, la colonna di auto ha improvvisamente risvegliato il silenzio della campagna: 1044 ettari, per un secolo serbatoio alimentare dell'ospedale di Treviso, acquistati alcuni anni fa dalla Fondazione per rivitalizzarli come centro di ricerca sulle biotecnologie.
Nel mirino le due case coloniche destinate ad ospitare il laboratorio di ricerca biogenetica con annesse serre di sperimentazione di piante geneticamente modificate, affidato all'Icgeb di Padriciano (Trieste), istituto internazionale operante al sistema Onu per avviare attività di ricerca per un uso sostenibile delle biotecnologie. I giovani, guidati da Luca Casarini, leader del movimento dei disobbedienti del Nordest, hanno segato con il flessibile i tubi di sostegno del cartello lavori, firmando poi l'azione con lo spray «boikot Ogm». Erano presenti anche il consigliere regionale dei Verdi Gianfranco Bettin, l'assessore comunale di Venezia Beppe Caccia, la parlamentare Luana Zanella. Per manifestare i Verdi sono arrivati da Treviso, Venezia, Padova e S. Donà. «Basta con la sperimentazione - ha detto al megafono Sergio Zulian, leader dei Disobbedienti di Treviso, da poco confluiti nel movimento dei Verdi - blocchiamo la contaminazione di queste splendide campagne». «E' inevitabile - ha aggiunto Luca Casarini - che qualsiasi investimento sugli Ogm avvenga all'interno di sinergie e di speculazioni che fanno gli interessi delle multinazionali. La nostra intenzione è di sensibilizzare e informare i residenti prima che sia troppo tardi. In questa azione di protesta ricordiamo anche i compagni no-global arrestati, perché non prevalga la repressione della possibilità di esprimere il proprio dissenso». Abbattuto il cartello edile che annunciava il progetto di restauro, i disobbedienti si sono arrampicati sulle impalcature, per appendere gli striscioni di potesta: «Ogm Stop», «Quando il mondo è in vendita disobbedire è naturale». L'azione ha colto di sorpresa le forze dell'ordine. Una pattuglia di carabinieri di Roncade è arrivata quando già i dimostranti si stavano avviando verso il complesso degli Armeni muniti di bombolette spray. In pochi minuti i muri del cortile di entrata sono diventati lavagne candide da riempire di slogan: «Cassamarca cambia idea», «No agli Ogm». I residenti sono invitati all'assemblea pubblica che si terrà sabato prossimo (ore 15.30) nella sala consigliare di Roncade. «Questa è la prima azione - annunciano i disobbedienti - ma se la Fondazione non desiste potremo arrivare a boicottare Cassamarca, invitando i trevigiani a non depositare più lì i propri risparmi».
«Temiamo che la coltivazione nelle serre venga poi estesa nelle campagne - dice Franco Zecchinato dell'associazione italiana agricoltura biologica - De Poli, piuttosto, sviluppi le coltivazioni tipiche e biologiche, già divenute oggetto di campagna politica nella Marca».

De Poli: «Militanti no-cervello»
Il presidente di Fondazione Cassamarca accusa il gruppo ecologista
«A Roncade un laboratorio internazionale a tutela dei consumatori»
Il progetto dell'Icgeb «Studieremo i rischi per la salute»

di Daniele Ferrazza

«Questi non hanno capito niente. Che si informino prima di fare le manifestazioni. Questi non sono no-global, sono no-cervello». Dino De Poli, presidente di Fondazione Cassamarca, liquida con una battuta il blitz di ieri mattina a Ca' Tron. «Dove non sorgerà nulla di strano - aggiunge -: abbiamo chiesto a questo istituto di Trieste, che lavora per conto delle Nazioni Unite, di passare dalla ricerca teorica alla pratica perché valutino tutti i pericoli e i rischi connessi all'uso di organismi geneticamente modificati nell'alimentazione».
Secondo De Poli l'Icgeb - che in inglese sta per Centro internazionale per l'ingegneria genetica e le biotecnologie - realizzerà a Ca' Tron un laboratorio di sperimentazione, nessuna serra transgenica: «Abbiamo chiesto loro di realizzare degli studi seri, approfonditi a tutela dei consumatori - aggiunge De Poli - perché su questa materia c'è molta confusione ma anche poche informazioni. Ma è solo una piccola parte del progetto Ca' Tron».
Dove in effetti sono previsti master campus universitari, agricoltura biologica e foresterie a servizio di studiosi e turisti. Per De Poli i no-global «non erano più di una ventina», risponderanno dei danni compiuti e dovevano «almeno informarsi» prima di decidere l'obiettivo.
Da Trieste, il direttore delle relazioni esterne dell'Icgeb Decio Ripandelli spiega la storia e le finalità dell'istituto giuliano che sta siglando una convenzione con la Fondazione: «Siamo nati nel 1987 sotto l'egida delle Nazioni Unite. Facciamo ricerca e formazione per valutare il rischio e garantire la sicurezza degli Ogm e per garantire l'uso e l'accesso di questi protocolli ai paesi in via di sviluppo. Del nostro istituto fanno parte 67 paesi tra cui l'Italia, le sedi sono a Trieste e a New Delhi. A Ca' Tron realizzeremo un laboratorio che sperimenterà l'uso di Ogm, ma non verrà fatta alcuna coltivazione su terreno né colture. Noi abbiamo il compito di studiare e definire i protocolli normativi da far adottare agli stati. Attualmente - conclude Decio Ripandelli - ci sono legislazioni molto differenziate. Il nostro compito è di cercare di definire gli standard». La palazzina della ricerca sarà pronta per la fine del 2003 e sarà aperta dai primi mesi del 2004. Occuperà circa 700 metri quadri e una decina di ricercatori. L'intera tenuta di Ca' Tron, un tempo proprietà dell'ospedale di Treviso, si estende per 1100 ettari dalle porte di Treviso fino al Veneziano.

 

Il Gazzettino di Treviso,  8 dicembre 2002

RONCADE Incursione a sorpresa verso le 13 di gruppi della disobbedienza civile e "verdi" nella tenuta della Fondazione Cassamarca

Blitz ambientalista antiOgm a Ca' Tron

I manifestanti - guidati da Bettin, Casarini, Caccia, Zanella, Zulian - hanno riempito di scritte i muri dei fabbricati

Roncade

Il blitz messo in atto ieri verso le tredici a Ca' Tron da un centinaio tra rappresentanti dei Verdi, appartenenti a gruppi di disobbedienza civile e associazioni ambientaliste per protestare contro gli OGM (Organismi geneticamente modificati) è durato poco più di un'ora e ha "marchiato" il territorio.

I manifestanti hanno raggiunto i fabbricati in pieno restauro che ospiteranno i laboratori e la foresteria dell'I.C.G.E.B., il Centro internazionale d'ingegneria genetica e biotecnologica diretto dal dott. Decio Ripandelli, in trattative in queste settimane con la Fondazione Cassamarca, proprietaria del latifondo, per la definizione dell'inizio della ricerca su valutazione e controllo del rischio dovuto al rilascio ambientale di OGM. Tra i presenti il consigliere regionale Gianfranco Bettin, l'assessore comunale di Venezia Beppe Caccia, il deputato dei Verdi Luana Zanella, Luca Casarini, leader dei gruppi di disobbedienza e il trevigiano Sergio Zulian del Comitato M21.

Sono stati appesi striscioni alle pareti degli stabili mentre col megafono venivano diffusi slogan contro la speculazione attuata dalle multinazionali e d'incitamento alla Fondazione affinchè ritorni sulle sue decisioni. Fiaccole rosse sottolineavano l'operato di alcuni attivisti che hanno divelto il cartello esplicativo del progetto di ristrutturazione, un figurante in nero con falce e teschio simboleggiava la morte della natura attuata con la scienza delle modificazioni genetiche.

"Gli OGM stanno all'agricoltura naturale come la moneta buona sta a quella cattiva - ha sottolineatoi Bettin - e noi non accettiamo che si discuta solo sulla soglia di tolleranza degli OGM invece di contrastarli del tutto". "A Ca' Tron la ricerca avrà due finalità - ha affermato il verde Marco Manente - al contrario di quanto si vuole far credere: interverrà direttamente sul mercato e avrà la capacità di influenzare i soggetti decisori".

Evitando le forze dell'ordine, giunte successivamente e limitatesi a scattare fotografie dell'accaduto, i manifestanti si sono quindi diretti verso il complesso degli Armeni e gli edifici in cui verranno organizzati i Master Campus. I muri intonacati di fresco sono stati imbrattati con scritte inneggianti al boicottaggio degli OGM. "Ma lo spray rosso è rigorosamente senza CFC, quindi non danneggerà l'ozono" ha sottolineato ironico Beppe Caccia.

"Invitiamo tutta la popolazione all'assemblea pubblica che si terrà nella sala consiliare di Roncade sabato prossimo alle 15.30" ha infine concluso Zulian prima che i manifestanti si disperdessero.

Aldina Vincenzi

  

Il Corriere della Sera,  8 dicembre 2002

IL BLITZ
PROTESTA A TREVISO
Un centinaio di ambientalisti e Disobbedienti ha protestato ieri a Ca’ Tron di Roncade davanti all’edificio dove sorgerà un laboratorio di ricerca sugli Ogm. Presenti il consigliere regionale Gianfranco Bettin, l’assessore di Venezia Beppe Caccia e il leader dei Disobbedienti Luca Casarini.

  

La Tribuna di Treviso,  8 dicembre 2002

Petizione per linea veloce su internet
La Giunta raccoglie le firme per convincere la Telecom a dare il servizio

Samantha Cipolla

RONCADE. Una petizione per l'attivazione del servizio Adsl Telecom del comune di Roncade. La proposta arriva dalla Giunta, dopo aver ricevuto segnalazioni di industriali e di cittadini che ne esprimono la necessità, per questioni di studio e di lavoro. L'Adsl è un contratto che fornisce vantaggi a chi naviga abitualmente in internet. E' un servizio utile per le aziende, ma anche per gli studenti. La necessità di una linea Adsl è stata segnalata soprattutto dalle aziende, ma quando il Comune ha richiesto l'attivazione della linea alla Telecom, la risposta è stata negativa, per «ragioni aziendali».
Una motivazione che ha lasciato perplessi gli amministratori. «Il Comune ha già tutte le strutture e le centraline compatibili. Basterebbe l'allacciamento - spiega Ivano Sartor - pensavamo fosse una richiesta lecita, dal momento che altri comuni più piccoli stanno già navigando con questo sistema: siamo pur sempre il decimo comune della provincia per numero di abitanti, con 12.000 residenti. Se poi consideriamo il numero delle aziende presenti, non riusciamo proprio a giustificare la risposta negativa della Telecom. Avremmo gradito qualche informazione in più sulle motivazioni aziendali». Non è detta però l'ultima parola: la Telecom dimostra una certa apertura in caso di una richiesta forte dell'utenza. Ed ecco che la Giunta opta per una raccolta firme, sperando nell'effetto valanga. Il progetto si sta attuando, con comunicati e con il tam tam cittadino.
Da lunedì l'Urp raccoglierà le firme durante l'abituale orario. L'amministrazione invece ha già preparato la richiesta da inviare alla Telecom e al Ministero delle Comunicazioni. Le aziende potranno partecipare alla petizione firmando solo una volta, ma segnalando il numero di dipendenti: la Giunta chiede una collaborazione alle associazioni di settore sia per la raccolta che per un aiuto organizzativo. «Vorremmo coinvolgere tutti - conclude Sartor - soprattutto privati e studenti, che sono i fruitori principali. Se i cittadini risponderanno all'iniziativa la petizione risulta efficace: ci vorranno solo un paio di mesi per l'allacciamento della linea, dal momento che sono già pronte tutte le centraline. Ci basta il si della Telecom».
 

La Tribuna di Treviso,  8 dicembre 2002

Per l'appoggio ai centri dell'ex Jugoslavia
L'Ue premia Roncade

s.c.

RONCADE. Roncade raggiunge Strasburgo. Mercoledì il sindaco Ivano Sartor riceverà un riconoscimento dal Congresso delle autonomie locali e regionali del Consiglio d'Europa, per l'impegno dell'amministrazione comunale nelle Adl. Si tratta di Agenzie della democrazia locale che promuovono iniziative culturali e sociali per la crescita dei paesi dell'ex Jugoslavia, con l'appoggio di enti locali e con il patrocinio dell'Ue.
E' da settembre che Roncade collabora con le Adl e sostiene progetti per il recupero della città di Sisac, in Serbia: si tratta di corsi professionali, di giornalismo, ma di chitarra e di fotografia, con attività per capire l'importanza del dibattito, della partecipazione ai consigli comunali, della libera espressione.
Mercoledì, insieme al comune di Roncade, verranno premiate altre nove realtà italiane e straniere. «E' un riconoscimento che porta Roncade in una nuova dimensione - spiega Sartor - e attraverso queste iniziative capiamo meglio i problemi degli immigrati e dei nostri emigrati».

 

Il Gazzettino di Treviso,  8 dicembre 2002

RONCADE

Riconoscimento europeo al paese

Roncade sarà tra i dieci soggetti europei a cui verrà conferito il diploma di parternariato intercomunale e interregionale dal Congresso dei Poteri Locali e Regionali d'Europa, organismo in seno al Consiglio Europeo che sostiene il programma delle Agenzie della Democrazia Locale nei paesi dell'Europa del sud-est. Massima soddisfazione è stata espressa dal sindaco Ivano Sartor che mercoledì sarà a Strasburgo a ritirare l'onoreficenza. "Questo attestato certifica la nuova dimensione di Roncade nella realtà internazionale - ha dichiarato Sartor - Adesione lungamente preparata dal nostro Comune ed ora divenuta attività d'ordinaria amministrazione".

  

La Tribuna di Treviso,  9 dicembre 2002

«Blitz assurdo, Ca' Tron lavora con l'Onu»
Sindaco e radicali condannano i no-global, ma i Verdi non si pentono

m.s.

«I Verdi veneti rischiano di fare la parte di chi appoggia le multinazionali. Forse non sanno che la ricerca dell'Icgeb (Centro internazionale per l'ingegneria genetica e le biotecnologie) è sotto l'egida dell'Onu proprio per controllare la diffusione delle piante geneticamente modificate». Ivano Sartor, sindaco di Roncade - e quindi anche di Ca' Tron che ospita il laboratorio di ricerca sugli organismi geneticamente modificati, oggetto del blitz di Verdi e Disobbedienti- si schiera con De Poli e la Fondazione Cassamarca che finanzia il progetto.
Ma i Verdi ribattono sostenendo la loro iniziativa: «Cavilli. L'Icgeb è una agenzia privata come tante - dice il presidente regionale Paolo De Marchi- una volta definiti, i protocolli finiscono comunque in mano a multinazionali che mantengono così il controllo sulla produzione agricola mondiale». I Verdi sottolineano la vocazione dell'agricoltura trevigiana alla coltivazione di prodotti tipici e biologici, che sono l'esatto contrario e non possono convivere con quelli geneticamente modificati. «Dopo Lonigo (Vicenza) e in parte Legnaro (Padova) anche Treviso presenta il proprio centro di ricerca sugli Ogm, sostenuto da un soggetto economico autorevole e forte come Fondazione Cassamarca - scrivono in un comunicato i Verdi di Treviso e veneti - Già si intravvede un intreccio di collaborazioni con la ricerca universitaria e quelle che spesso rimangono nell'ombra ma che certo non mancano con la rete distributiva di sementi per l'agricoltura monopolizzate dalle multinazionali del settore (Novartis, Monsanto). Già oggi siamo in presenza di sementi contaminate da Ogm nella quasi totalità della soia e del mais che rappresentano la base sia per l'alimentazione animale, sia per molti prodotti alimentari».
Sartor verificherà oggi la concessione della sala consigliare per l'assemblea informativa convocata dai Verdi. «Noi trevigiani abbiamo una mentalità molto più pratica - dice il sindaco, che ha presentato l'altra sera il progetto Icgeb in giunta - certo se vengono armati di bombolette e striscioni non possono pensare di piacere alla gente». Una dura nota di condanna al blitz di sabato viene dall'associazione radicale di Treviso e Venezia. «E' l'ennesimo passo falso dei No-Global - scrive Raffaele Ferraro - quando l'ambientalismo si trasforma in integralismo diventa pericoloso».
 

Il Gazzettino di Treviso,  10 dicembre 2002

DOPO L'ASSALTO Il presidente Dino De Poli amareggiato e deluso per l'attacco dei no-global a Ca' Tron

La Fondazione chiederà i danni

«L'azienda è stata acquistata per evitare una speculazione edilizia e per attuare ricerca scientifica»

L'onorevole Dino De Poli sceglie significativamente di ricevere i giornalisti nella sala de lla Fondazione Cassamarca che si apre su piazza San Leonardo. Alle pareti grandi affreschi ottocenteschi simbolizzano l'Europa, l'Asia, l'Africa. E' amareggiato per l'attacco de i no-global all'azienda agricola Ca' Tron di Roncade ? «Amareggiato sì, ma per loro; noi andremo avanti». «Questa azione - spiega De Poli - va riportata alla de bolezza valoriale in cui sono cresciuti i giovani de l nostro tempo». Cresciuti? «Mah! - scuote la testa il preside nte de lla Fondazione Cassamarca - Vedo sempre meno educazione nei giovani. La pedagogia è caduta in disuso perchè hanno ceduto i riferimenti valoriali cui rifarsi. La carenza di educazione si vede dalla difficoltà di superare i problemi de lla vita. Così nella società si de bbono medicalizzare le situazioni».

In questo caso, De Poli ha infatti più l'atteggiamento de l medico davanti al paziente che il piglio severo e talvolta irruento che ha contraddistinto tanti suoi interventi poli tici. Osserva, puntualizza, rettifica, ma non condanna. Se c'è de bolezza valoriale che senso ha applicare le categorie superiori de l giudizio?

«Scoraggia la mancanza di informazione e di dibattito preventivo su un tema così de licato come la ricerca Ogm. La Fondazione Cassamarca ha voluto fin de ll'inizio uno studio sui cibi trasgenici e sui danni arrecati proprio per tutelare i consumatori. Non si tratta di sostenere la ricerca scientifica per poi applicare i risultati alle colture ed agli allevamenti di Ca' Tron. Perchè fin dall'inizio la Fondazione ha scelto stalle e colture biologiche. I risultati de lla ricerca li metteremo a disposizione de gli altri. Li metteremo soprattutto a disposizione de i Paesi in via di sviluppo. Al lavoro che l'università di Trieste svolge a Ca' Tron sono molto interessati anche a Nuova Dheli in India. Molto interessati perchè loro sono le prime vittime de ll'ogm. El primo pan ch'el vien magnà le quel de i bauchi. La nostra ricerca è fatta specialmente per questi popoli ».

Ma allora i no-global, entrati a Ca' Tron asseritamente per un rifiuto trasgenico, hanno finito con il pestare un rifiuto molto naturale? «Vogliono l'agricoltura biologica e proprio noi l'abbiamo scelta. Vogliono la sicurezza e proprio il loro Gianni Tamino dichiara che sicura è la ricerca in serra, come disposto rigorosamente a Ca' Tron. Io, preside nte de lla Fondazione, sono il garante de lla sicurezza».

«Ma ai no-global - afferma De Poli - non interessava la informazione. Interessava prima di tutto fare la manifestazione. Sono contro lo studio. Secondo loro, la sperimentazione non si de ve fare. Punto. Questo atteggiamento mi fa andare con il pensiero alle dittature che hanno bruciato le biblioteche per evitare che si studiasse».

«Il tema de lla globalizzazione merita molta attenzione. Io temo la globalizzazione strisciante, quella de ll'economia e de lla finanza. Per dirne una, ci sono troppi supermercati. C'è una battaglia seria da fare e una battaglia inutile che, in de finitiva, porta acqua al mulino de lle multinazionali. Per questo bisogna studiare e bisogna capire. La Fondazione ancora due anni addietro ha organizzato un convegno a New York su globalizzazione e umanesimo latino. Ed abbiamo avuto un messaggio de l Santo Padre anche sui limiti de lla globalizzazione».

A Ca'Tron i no-global hanno lasciato i segni de l loro passaggio. «Hanno provocato danni materiali e morali. Ma non sono favorevole all'azione penale perchè, tra l'altro, sfugge al controllo di chi de nuncia. Probabilmente ci sarà un'azione civile». «E' scoraggiante quanto è accaduto. La Fondazione Cassamarca ha acquistato Ca' Tron, una de lle poche grandi aziende agricole de l Veneto con i suoi mille e 100 ettari, per evitare una speculazione edilizia. Ora stiamo operando per portarvi scuole, per attuare ricerca scientifica, per studi archeologici. Tutti obbiettivi di elevazione. I vitigni sono biologici. C'erano de gli alloggi cade nti che ospitavano immigrati. Persone in regola, con lavoro e in grado di pagare in affitto. Abbiamo fatto restaurare case per questi extracomunitari».

«A Ca' Tron - conclude De Poli - potrà essere attuato il turismo sociale. Consentiremo alle famiglie di portarvi i figli affinchè si rendano conto de lle vita di un'azienda agricola. Prende remo un centinaio di mucche da latte, almeno 250 capre e realizzeremo quel caseificio sperimentale sui formaggi molli che ci consenta di aiutare il nostro sistema agrindustriale a superare il gap esistente con la Francia».

Barty Stefan

  

La Tribuna di Treviso,  10 dicembre 2002

IL BLITZ DI CA' TRON
Dino De Poli denuncia civilmente gli anti-Ogm
«Chiederemo tutti i danni morali e materiali»


Andrea Passerini

Dino De Poli denuncerà civilmente gli autori del blitz anti-Ogm a Ca' Tron, compiuto sabato dai no global ai danni del cuore dell'azienda di 1100 ettari. C'erano i i disobbedenti del Nordest, Casarini in testa, e i big Verdi, dal prosindaco di Venezia, Bettin all'assessore Caccia e alla parlamentare Zanella. «Chiederemo i danni morali e materiali - ha detto De Poli - non credo all'azione penale». E il banchiere non ha risparmiato critiche ai no global, da lui ribattezzati a caldo «militanti no-cervello»: «Scoraggia vedere la loro mancanza di informazione su temi così delicati - ha detto - Fondazione Cassmarca ha scelto per i terreni di Ca' Tron colture e allevamenti biologici. Il centro di ricerche internazionali studierà e farà ricerca a beneficio della comunità scientifica, non nostro. La nostra scelta è chiara, e precedente al rapporto con l'Icgeb (centro internazionale per ingegneria genetica e biotecnologie, sedi a Trieste e in India ndr),. Noi per primi vogliamo tutelare i consumatori. A Casarini & Co. ricordo quanto dice un biologo come Tamino (già parlamentare verde), che auspica il controllo. E' giusto che la comunità scientifica studi, sappia, verifichi». I no global temono che dalla serra si passi ai campi della tenuta. «No, lo garantisco personalmente. Con questi blitx i non global sono i migliori alleati della multinazionali. Anch'io temo la globalizzazione di economia e finanza, mi preoccupano i centri commerciali che uccidono le botteghe. Su qualche obiettivo del movimento sono anche d'accordo - ha concluso - ma non potrò mai commettere reati o fare danni per affermare le mie idee. E cosa c'entra Genova, come dicono certe scritte? Non esistono colpe... transgeniche. La fondazione nel 2000 ha organizzato un convegno a New York su globalizzazione e Umanesimo latino: ricerca e studio, questa è la strada, se i no global vogliono posso dar loro gli atti. Confronti e dibattiti? Siamo qui, legittimo chiederli. Ma questa protesta no». Ultima stoccata al Tg 3: «Dell'inaugurazione di Ca' Tron non ha parlato, del blitz sì».
  

La Tribuna di Treviso,  11 dicembre 2002

Coltivazioni Ogm a Breda, Oderzo e Motta
Infuria la polemica dopo il blitz a Ca' Tron
I Verdi: «Campi o serre non fa differenza»
Colture di mais e soia modificate geneticamente sono presenti anche nella Marca fin dal 1999

Oderzo, Breda di Piave, Motta di Livenza. Hanno sede in questi comuni le aziende agricole che hanno ottenuto dal Ministero della Sanità l'autorizzazione - annuale o biennale, scadute o in corso - a sperimentare colture geneticamente modificate. Le sperimentazioni sono promosse dai colossi dell'industria chimica (Novartis, Monsanto, Pioneer), su soia e mais fatti per resistere all'attacco di insetti e parassiti. La rivelazione arriva a pochi giorni dal clamoroso blitz dei no global all'azienda di Ca' Tron, dove in serra l'Icgeb, centro Onu di ingegneria genetica, effettuerà ricerche sugli Ogm. Ieri De Poli ha accusato i no global annunciando denunce civili. Oggi gli rispondono i Verdi, dove i no global hanno trovato casa politica.
Dunque la Marca presenta sin dal 1999 coltivazioni Ogm in campo aperto. Regolarmente autorizzate. Ma va detto subito che non tutte le aziende autorizzate hanno poi messo in atto effettivamente le sperimentazioni di soia e mais avviate dai tre colossi. Se alcune coltivazioni sono scadute poi a dicembre dello scorso anno, altre arrivano invece a dicembre 2002.
La questione campo aperto/serra è uno dei pilatri delle accuse di De Poli ai no global, che ha voluto differenziare i due aspetti. A Ca' Tron la fondazione ha scelto infatti di coltivare e di allevare biologicamente, concedendo invece la serra al centro Onu per le ricerche sugli Ogm «a beneficio dei consumatori».
Su questo e sugli altri attacchi di De Poli al movimento antiglobalizzazione replicano Paride Danieli, portavoce di Verdi di Treviso e già anima del Treviso Social Forum, e Paolo De Marchi, presidente regionale dei Verdi.
«La nostra iniziativa nasce da una opposizione ampia e diversificata agli Ogm a livello nazionale e internazionale - scrivono i due - attraverso l'introduzione degli Ogm si producono efetti devastanti per le biodiversità del pianeta, e si concentra in poche grandi multinazionali agroalimentari la proprietà di specie e sementi vegetali». E il messaggio a De Poli è esplicito: «Non è più tempo di fermarsi alle schermaglie scientifiche, ma di rifiutare in blocco gli Ogm e il conseguente modello agroalimenatre, senza "se" né "ma" - aggiungono Danieli e De Marchi - perché la sperimentazione serve solo a forzare le legislazioni europee per rendere possibile l'ingresso dei cibi Ogm e a testare nel Nord del pianeta prodotti che provocano la fame e la dipendenza delle popolazioni del Sud».
Insomma, non piace ai Verdi la linea scientifica separata dalla pratica di colture e allevamenti che De Poli e Fondazione hanno adottato per Ca' Tron. «Che la sperimentazione sia in serra non rassicura affatto, gli insetti vanno e vengono nascono e muoiuono in serra? e il terreno non resta contaminato? - dice la nota dei Verdi - costruire laboratori e serra a fianco di campi "biologici" è una contraddizione stridente è solo un indorare la pillola». Una sola cosa i no global riconoscono a De Poli. «L'aver sottratto una zona bellissima a possibili speculazioni». Ma i Verdi gli chiedono di «destinarla definitivamente allo sviluppo di produzioni locali, recuperando saperi, storia, colture agricole della Marca».
E per sabato pomeriggio hanno convocato a Roncade un'assemblea pubblica, aperta a tutti. «Non siamo rassicurati da De Poli, né dall'egida dell'Onu: quante guerre si fanno in nome dell'Onu - chiudono i due - non ci sono Ogm "buoni" e Ogm "cattivi", sempre le multinazionali ci sono dietro».
  

Il Gazzettino di Treviso,  13 dicembre 2002

RONCADE

Niente contributi alle associazioni

(A.V.) «Purtroppo, pur avendo i soldi in cassa, non possiamo erogarli come vorremmo. Chi ne pagherà le conseguenze quest'anno saranno le associazioni». Lo sfogo è di Cesare Miotto, assessore al Bilancio di Roncade , dopo una delle rimbeccate del consigliere di minoranza Boris Mascia (Roncade Domani), a commento degli assestamenti studiati per il rendiconto di previsione 2002. Con l'amministrazione costretta a far slittare le scadenze dei contributi all'inizio del 2003, le devoluzioni a favore delle scuole materne e delle altre associazioni operanti a Roncade saranno decisamente irrisori. E se si verificassero urgenze, queste determinerebbero ulteriori tagli.

«Con il patto di stabilità non possiamo spendere più di una determinata cifra di spese correnti - continua Miotto - e mi sorprende che i consiglieri appartenenti al gruppo al governo non lo sappiano. Entro il 31 ottobre avrebbe dovuto arrivare la 3. rata di trasferimenti dallo Stato, che però è stata bloccata per mancanza di fondi. Avanziamo la bellezza di 304.418 euro». Memore del mancato rispetto del patto nello scorso esercizio, l'assessore ha voluto un costante monitoraggio dei movimenti delle casse comunali che verrà intensificato nelle ultime settimane dell'anno. «Prevediamo di non rispettare il patto di stabilità per meno di 1800 euro. Un'inezia, che però verrà raddoppiata in un mancato introito per il Comune di circa 3000 euro».

  

La Tribuna di Treviso,  15 dicembre 2002

«Domati» i No-global
Blitz di De Poli all'assemblea anti-Ogm di Roncade
GENETICA E ALIMENTI

Antonio Frigo

TREVISO. Verdi e No-global avevano dato l'assalto alla «sua» tenuta, per protestare contro la sperimentazione genetica in agricoltura che Fondazione Cassamarca vuole ospitare a Ca' Tron. Ma lui, Dino De Poli, presidente della fondazione, li ha presi in contropiede, presentandosi e parlando all'assemblea pubblica organizzata a Roncade contro gli Ogm e in favore dell'agricoltura biologica.
«L'agricoltura biologica a Ca' Tron si sta già facendo e si farà meglio e in vasta scala, perché crediamo nella valorizzazione delle biodiversità e dei gusti originali - ha detto De Poli - e non è vero che lo studio sulle colture geneticamente modificate servirà all'industria. Il nostro progetto è finalizzato alla conoscenza: servirà alle istituzioni e mai alle multinazionali. Troveremo anche il modo perché i due tipi di agricoltura restino nettamente distaccati e non s'inquinino». Ci è scappato perfino l'applauso.

Ringrazia, elogia la serietà degli interventi, rassicura tutti («Agricoltura biologica a Ca' Tron? Noi siamo contro la globalizzazione da molto tempo, le coltivazioni biologiche sono già iniziate e vogliamo perseguire questa via»). Poi, con una veronica degna del miglior Panatta, tira la schiacciata: «Faremo, però, anche studi su organismi geneticamene modificati: non certo per le multinazionali, ma perchè perseguiamo l'obiettivo della conoscenza. Non lavoriamo per le industrie, ma per le istituzioni». L'intervento di Dino De Poli, inatteso ma sperato, inchioda tutti alle sedie, tra mugugni soffocati.
Il bisbiglio più sconsolato è di uno dei «Disobbedienti». Dice: «Con un chilo di vaselina». Traduzione: ci ha lodati, parzialmente accontentati, ma farà quello che vuole lui.
De Poli ha anche il tempo di aggiungere, con piglio da buon padre di famiglia, un rassicurante «Ho sentito una cosa che non sapevo, cioè che, pur fecendo delle serre per isolare le colture, le modificazioni genetiche possono passare ai vicini prodotti biologici anche per colpa di un insetto. Questo rovinerebbe i nostri studi: prometto che si troverà il modo perché questo non avvenga. E' anche nel nostro interesse».
L'applauso non è come quelli che avevano salutato gli interventi di Renzo Franzin (ambientalista), Luana Zanella (deputata dei Verdi), Franco Zecchinato (Agricoltori biologici: assente, ma il suo discorso è stato letto), Gianandrea Mencini e Sergio Zulian (M21), ma c'è. E la sala consiliare di Roncade, dove si svolge l'assemblea sul chiarissimo tema «No agli Ogm a Ca' Tron, nella Marca e nell'intera filiera agroalimentare», vive un momento imprevisto. Certo, il dibattito continua, quell'ex deputato democristano che sta lì in prima fila resta un banchiere e quindi è «sospetto» al popolo libertario, ma chi glielo va a dire? Lo scontro è più facile con un ministro dell'Ambiente come quello che ci ritroviamo, che pensa che l'ambiente debba servire all'industria.
Chiude addirittura con un piccolo rimprovero, De Poli, riferendosi all'assalto dei no global di Casarini e Bettin alle strutture di Ca' Tron: «Disobbedienti non è una brutta parola. Ma non dovete far danno: proseguite sulla strada della responsabilità, come state facendo stasera». A Casarini e Bettin, in precedenza, aveva fatto riferimento raccontando di un convegno datato maggio 2000, dedicato alla globalizzazione e all'umanesimo latino, svoltosi a New York: «Ho portato gli atti di quel convegno con me: datene una copia a Bettin. E una a Casarini, appena sarà...». Sì insomma, scarcerato a Copenhagen.
Prima che De Poli si accreditasse come antiglobalizzatore e fautore della scienza-per-la-scienza, gli interventi previsti avevano davvero raccolto l'attenzione del presidente della Fondazione Cassamarca. Anche perché erano stati puntuali e dettagliatissimi. Da quello di Zulian, che aveva calcato la mano sul fatto che l'ingegneria genetica - sulla cui salubrità è d'obbligo non scommettere fino a prova contraria - presuppone brevettabilità, quindi possesso, quindi possibilità di agire sul mercato affamando il Sud del mondo, a quello di Luana Zanella, parlamentare verde. Dettagliatissima e inquietante da un punto di vista scientifico, la relazione dell'onorevole Zanella ha fatto la storia politica degli Ogm, ha rivelato che gli Usa, al loro interno, galoppano ormai in senso contrario, con un crollo del mercato degli alimenti derivati dalla biogenetica e una pari ascesa di quelli Omg-free, ha ricordato che da un punto di vista medico, specie per quanto riguarda i bambini, non è vero che non esistono segnali inquietanti. E, dopo aver ricordato che dal 1999 è depositato nell'apposito ufficio di monaco il primo brevetto europeo per la clonazione umana, ha perorato con forza la causa della biodiversità, dell'agricoltura di qualità, dei sapori da non perdere, toccando sicuramente nel profondo il gourmet che a fatica si cela in De Poli. «Noi siamo ciò che mangiano», detto con perentorietà, ha aggiunto peso alla dissertazione. Ad inquietare ulteriormente l'illustre ospite, ci ha pensato Franzin, che, dopo aver fatto la storia di un'area, Ca' Tron, che è un'occasione unica per salvare una fetta della nostra storia e della nostra cultura agricola, ha calcato la mano sul fatto che l'agricoltura delle modificazioni genetiche è purtroppo aggressiva nei confronti di quella «normale».
 

La Tribuna di Treviso,  15 dicembre 2002

LA SCHEDA
Milleduecento ettari di storia agricola

d.r.

La tenuta di Ca' Tron - oltre milleduecento ettari di terra compresi tra il Sile e il Vallio in comune di Roncade, affonda le sue radici in una storia antichissima. Fondata dalla colonia di armeni veneziani nel XVIII secolo, fu acquistata nel 1972 dall'Usl 9 per farne la riserva alimentare di generi freschi che doveva rifornire gli stabilimenti ospedalieri di Treviso, di Oderzo e di Motta di Livenza.
L'area agricola, in tempi più recenti, è stata poi acquisita dalla Fondazione Cassamarca, che ha voluto fin dagli inizi riportare alla luce la storia della tenuta, a cominciare dalla riscoperta della via Annia, antica strada romana che collegava Padova con Aquileia lungo il tragitto della costa lagunare.
Meno di un anno fa, la Fondazione ha poi presentato un progetto che intende riprendere con attenzione le contivazioni in tutta la tenuta, con l'inserimento anche di vigneti che saranno seguiti esclusivamente con colture di tipo biologico e tradizionale, per un «rosso» dalle caratteristiche di eccellenza.
La tenuta di Ca' Tron e l'attività agricola sono seguite da un responsabile e da una decina di lavoranti, a cui potrebbero aggiungersi in un secondo momento anche parte degli extracomunitari che Dino De Poli ha voluto ospitare all'interno di una delle case coloniche di Ca' Tron.

 

Il Corriere del Veneto,  15 dicembre 2002

Otto giorni fa i muri candidi di ristrutturazione della "sua" Ca' Tron avevano subito la profanazione degli spray di disobbedienti, verdi e centri sociali a causa di un progetto di laboratorio sugli Ogm. Ieri pomeriggio, in anticipo sull'orario di inizio e senza essere invitato, Dino De Poli si è seduto in prima fila ed ha atteso che iniziasse l'annunciato confronto pubblico sul problema, indetto nella sala consiliare di Roncade dalla stessa componente di no-global.
Arrivato con il suo autista - ma con la digos a ruota perché, nonostante l'assenza forzata di Luca Casarini, non si sa mai - il presidente della Fondazione Cassamarca ha ascoltato per un'ora e mezza quattro diversi interventi, da Sergio Zulian del comitato trevigiano M21 al deputato verde Luana Zanella, dal presidente veneto del partito, Paolo De Marchi all'ambientalista Renzo Franzin.
Poi si è alzato, ha raggiunto i banchi consiliari, ha estratto alcuni fogli da una cartellina ed ha acceso un microfono. Imputato e avvocato, con la sala piena alle spalle e l'"accusa" davanti, ha fatto passare venti secondi e ha parlato: "Disobbedienti, mi viene voglia di prendervi a sculacciate per i danni che avete fatto ma sui rischi della globalizzazione sono per molte cose d'accordo con voi".
Inizio sufficiente a deludere quelli che forse attendevano almeno qualche scintilla ma che è servito a mettere subito in chiaro che un binario sul quale far correre un discorso comune, se lo si vuole, c'è. "Il dibattito è stato fino ad ora molto civile, elevato e gradevole - ha detto De Poli - se sono qui è perché noi della Fondazione vogliamo rispondere di quello che facciamo, e del resto di questi temi parliamo almeno già dal 1 maggio 2000, data di un convegno a New York su globalizzazione e umanesimo latino di cui vi fornirò gli atti. Consegnatene una copia anche a Casarini - ha aggiunto - appena ha risolto i suoi guai a Copenaghen".
Con tutte le reciproche cortesie, l'intesa tra De Poli e i suoi contestatori alla fine si è fermata a metà strada.
D'accordo tutti sulla conservazione delle biodiversità, sull'importanza, rimanendo in agricoltura, di incentivare e conservare le produzioni tipiche, patrimonio di cui l'Italia è più ricca di tutti gli altri Paesi europei e d'accordo sui rischi che stanno dietro alle manipolazioni genetiche a 360 gradi. Vedute parallele anche per quanto riguarda i pericoli, sollevati dagli ambientalisti, che dalle serre ad altissimo contenimento progettate a Ca' Tron possa scappare magari anche un solo moscerino capace di trasportare un gene taroccato qualche chilometro più in là. "Avete la mia assicurazione - ha detto il presidente, avvicinando il microfono e girandosi verso il pubblico - che intensificherò le mie attenzioni per tutti gli accorgimenti possibili perché le serre siano impermeabili al 100%".
Di tornare indietro, però, non se ne parla. "I risultati del laboratorio andranno all'Onu e non saranno mai usati per colture a Ca' Tron", ha ripetuto De Poli. "Il problema è a monte - gli hanno ricordato gli ambientalisti - perché sperimentare Ogm significa già stare dentro un processo che mira a cambiare il mondo".
 

Il Gazzettino di Treviso,  14 dicembre 2002

Ogm a Ca' Tron Ambientalisti in trincea

Roncade

Le serre che verranno installate dal Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia per studiare e valutare il rischio OGM a Ca' Tron sono state ieri al centro di un acceso dibattito nella sala consiliare di Roncade, organizzato dai Verdi e dagli ambientalisti veneti.

Il presidente della Fondazione, Dino De Poli, ha così voluto intervenire personalmente a sorpresa per fornire la propria versione. "Sono d'accordo con voi sui rischi della globalizzazione - ha esordito rivolgendosi a Sergio Zulian (M21), Luana Zanella (deputato dei Verdi), Paolo De Marchi (presidente Verdi Veneto) e a Renzo Franzin (presidente Associazione Civiltà dell'Acqua) - e sui pericoli della manipolazione genetica. Non possiamo lasciare nelle mani delle multinazionali le decisioni in materia di alimentazione. E' proprio per questo che sono rimasto affascinato dal progetto dell'ICGEB, perché per capire bisogna sapere. Se no, el primo pan che vien magnà xe queo dei baùchi". De Poli ha ancora assicurato maggior attenzione e garanzia sulla sicurezza degli esperimenti anche se "le serre, uniche in Italia, saranno completamente impermeabilizzate" e ha ribadito la propria determinazione a continuare le iniziative sull'agricoltura biologica.

Da parte dei Verdi e della sala gremita, però, è emersa scarsa fiducia sulle finalità benefiche degli esperimenti a Ca' Tron, nonostante l'ICGEB operi sotto l'egida dell'ONU. Il grande spettro delle multinazionali a caccia di brevetti è insomma presente più che mai.

Aldina Vincenzi

  

ANSA,  14 dicembre 2002 - ore 15,05

OGM: PROGETTO LABORATORIO, DE POLI AD ASSEMBLEA NO-GLOBAL

(ANSA) - RONCADE (TREVISO), 14 DIC - Il presidente della Fondazione Cassamarca, Dino De Poli, ha voluto oggi confrontarsi pubblicamente con chi si oppone al progetto di realizzazione di un laboratorio per lo studio di Ogm a Ca' Tron, a Roncade, finanziato dallo stesso istituto, ad una settimana dal blitz di protesta attuato da verdi, disobbedienti e no-global. De Poli si e' infatti presentato spontaneamente ad un incontro promosso dagli stessi contestatori finalizzato alla sensibilizzazione della cittadinanza. La conferenza e' stata introdotta, tra gli altri, dal deputato verde, Luana Zanella, dal presidente del partito, Paolo De Marchi, e dal leader del comitato trevigiano ''M21'', Sergio Zulian. Per gli ambientalisti in materia di Ogm dovrebbe sempre prevalere, e' stato detto, il principio di precauzione. Anche non fossero nocivi - hanno aggiunto - sarebbero contrari alle iniziative di supporto delle biodiversita', vera ricchezza italiana in campo agroalimentare. La manipolazione genetica in agricoltura, inoltre, sarebbe alla base di politiche di sfruttamento di multinazionali a danni di paesi del sud del mondo. De Poli si e' dichiarato d'accordo sui rischi di un approccio indiscriminato alle biotecnologie ma, ha aggiunto, il laboratorio di Ca' Tron ''e' affidato all'istituto Icgeb di Padriciano (Trieste) che agisce sotto il diretto controllo dell'Onu ed i risultati - ha detto - saranno consegnati alle Nazioni Unite e non utilizzati per le coltivazioni locali''. De Poli ha infine assicurato che intensifichera' personalmente ''ogni misura per garantire la assoluta impermeabilita' delle serre chiuse entro le quali saranno condotti gli esperimenti''. (ANSA)

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La Tribuna di Treviso,  18 dicembre 2002

No al centro sperimentale Ogm sì a produzioni biologiche
Ecco la nostra sfida a De Poli


pres. Associazione Vas Veneto

Il confronto avuto con il Presidente di Cassamarca durante l'assemblea del 14 dicembre a Roncade ci spinge a due preliminari considerazioni: 1) l'iniziativa diretta di sabato 7 dicembre a Ca' Tron contro la costruzione del centro di sperimentazione Ogm è stata fondamentale per l'apertura di un'ampia discussione su questo tema nella Marca;
2) le argomentazioni esposte nell'assemblea dal presidente della Fondazione Cassamarca De Poli a sostegno della compatibilità a Ca' Tron delle produzioni biologiche e delle attività agrituristiche con la ricerca Ogm, ci hanno ancor più rafforzato nella determinazione contro questo progetto.
De Poli ha manifestato la sua disponibilità ad aprire una discussione su questo punto. Bene, intendiamo raccogliere la sfida ribadendo i motivi del nostro rifiuto degli Ogm. Sugli Ogm non ci possono essere posizioni intermedie, di compatibilità di questo modello di produzione agroalimentare con altri, ma posizioni nette, a favore o contro. Noi, convinti si debba costruire un «altro mondo possibile», pensiamo che gli Ogm siano lo strumento più evidente della rapina delle biodiversità, patrimonio mondiale del pianeta, messo in atto dalle multinazionali del settore agroalimentare e farmaceutico e favorito dall'azione politica delle grandi organizzazioni mondiali di governo della globalizzazione (Wto, Fmi, Bm). Dopo le contestazioni al Wto a Seattle, in tutto il mondo milioni di persone si sono «messe in marcia» contro questo tipo di scenario: la rapina delle biodiversità ed il monopolio delle produzioni e del commercio dei prodotti alimentari in mano a pochi potenti centri politici, economici e finanziari.
Nel merito del progetto di sperimentazione Ogm a Ca' Tron puntualizziamo alcune osservazioni:
Icgeb, partner del progetto in quanto fornitrice di personale e tecnologia qualificata per lo sviluppo della ricerca sul campo e la formazione di personale pro-Ogm, non è affatto neutrale in tutta questa vicenda. Basti pensare che il suo direttore, professor Arturo Falaschi, è, insieme ad altri insigni scienziati di analoghi organismi, nella lista di nomi degli «esperti della Novartis» multinazionale del settore agroalimentare e farmaceutico (si veda il suo sito ufficiale). Essere sotto l'egida dell'Onu evidentemente non garantisce affatto la neutralità di questa agenzia da rapporti con i diretti interessati alla penetrazione produttiva e nel mercato mondiale (anche europeo) degli Ogm.
La ricerca sui protocolli di sicurezza delle specie Ogm che potrebbero essere inserite in ambiente, oltre a rendere del tutto inopportuno farla a ridosso di produzioni sensibili come quelle biologiche, evidenzia i rischi connessi alla ricerca e alla produzione di Ogm. Non rassicura affatto che ciò avvenga in moderne serre, in quanto anche quegli ambienti hanno molte falle dal punto di vista della sicurezza ed, in assoluto, abbiamo decine di esempi di impianti e centri sicuri sulla carta che si sono trasformati in incubi ambientali per le popolazioni circostanti.
In Europa la contaminazione da Ogm, nonostante questi organismi non siano affatto consentiti, è talmente diffusa da trovare tracce di contaminazione persino nei prodotti bio e da spingere Aiab a chiedere una moratoria sulla soia, perché non in grado di certificarne la assoluta tracciabilità biologica. La recente denuncia dell'Arpa torinese e dell'Istituto zooprofilattico di Torino sulla estesa contaminazione Ogm in mangimi per animali e alimenti di largo consumo, soprattutto prodotti della prima infanzia, compresi quelli di origine bio, la dice lunga sull'attenzione al consumatore di quanti sponsorizzano l'avvento degli Ogm in Europa (vedi La Stampa di Torino del 6 dicembre). Proporre un centro sperimentale Ogm a fianco di produzioni e allevamenti biologici e produzioni casearie tipiche, come si vorrebbe fare a Ca' Tron, sembra il tentativo di far passare l'idea che le due strade siano compatibili. Ma non è così: lo sviluppo delle produzioni tipiche, doc, biologiche nella Marca non hanno bisogno di rischi di contaminazione Ogm e tanto meno hanno bisogno di queste produzioni, neanche dal punto di vista economico. C'è bisogno, invece, di trasparenza - per questo va denunciato il sistema occulto con cui si concedono sperimentazioni a cielo aperto (casi verificatisi anche nella Marca) - e di coerenza: vini biologici e tipici, radicchio trevigiano, ecc. sono esempi di uno sviluppo agricolo contrario al modello tutt'ora imperante, intensivo, basato sullo sfruttamento dei suoli e sulla semplice redditività delle colture. Puntare alla qualità dei sistemi produttivi, ad una forte attenzione del territorio e della sostenibilità delle colture con i luoghi di produzione, significa rifiutare l'opzione Ogm senza alcun compromesso.
A De Poli lanciamo questa sfida-proposta e chiamiamo a discutere e riflettere anche quelle amministrazioni comunali che, troppo velocemente, si sono dette disponibili a sperimentare un centro di ricerca Ogm nel cuore di una Tenuta a vocazione biologica e paesaggistica. Lo sviluppo di una Agenda 21 per quel territorio, così come si discute in questi mesi nei Comuni di questo territorio, basata sui principi dello sviluppo sostenibile, li deve vedere protagonisti di azioni tese a rendere questo territorio «Ogm free», in coerenza con l'adesione ai principi di questo strumento di coordinamento delle politiche ambientali.
Da parte nostra intendiamo organizzare per le prossime settimane (probabilmente subito dopo l'Epifania) un incontro con quanti si sono detti interessati alla problematica per costruire un comitato permanente in grado di sviluppare mobilitazioni e iniziative su questi obiettivi.

Luana Zanella (Deputata Verdi), Gianfranco Bettin (Consigliere Regionale Verdi, del Veneto), Franco Zecchinato (Aiab Veneto), Guido Fidora (Aveprobi Veneto), Renzo Franzin (Ambientalista), Sergio Zulian (Comitato M21 Treviso), Paride Danieli (Portavoce Verdi Treviso), Paolo De Marchi (Presidente regionale Verdi del Veneto), Gianandrea Mencini
 

La Tribuna di Treviso,  20 dicembre 2002

Monti, siluro a De Poli: Ca' Tron congelata
«Atto di vendita nullo, opere bloccate». Il banchiere: «Follie»
Soprintendenza irritata anche per gli attacchi di Gentilini

Andrea Passerini

«L'atto di vendita di Ca' Tron è da ritenersi nullo: la proprietà pubblica è passata a Fondazione Cassamarca senza le comunicazioni previste dalla legge». «Le operazioni messe in atto da Fondazione sui 1000 ettari dell'area dovranno essere sospese, almeno fino a quando non sarà legalmente convalidata. Il complesso è da ritenersi vincolato e ogni progetto deve di conseguenza essere sottoposto alla Soprintendenza».
Due siluri per De Poli e la Fondazione. D'autore. Sono firmati Gugliemo Monti, sovrintendente ai Beni Architettonici e per il paesaggio del Veneto Orientale. Un richiamo alle regole che tradisce tutta l'irritazione di Monti e della Soprintendenza per gli attacchi ricevuti da Gentilini e De Poli in occasione della recente visita della commissione Cultura del Senato. La nota è stata diffusa senza che ne sapesse nulla la stessa sovrintendente regionale Maria Teresa Rubin de Cervin.
Il «congelamento» di Ca' Tron è devastante più sul piano dipolmatico che non su quello reale: De Poli e la Fondazione hanno già realizzato il centro, definito i progetti, persino le collaborazioni, dal centro di ricerca Unesco per gli Ogm al dipartimento di Archeologia dell'università di Padova per la via Annia.
Ieri sera De Poli commentato a caldo: «E' una pazzia, abbiamo comprato l'area due anni fa...». E immediatamente i due fronti, Fondazione e Soprintendenza sono entrati in fibrillazione. Cosa c'è sotto? Solo lunedì scorso, a Genova, De Poli e Monti erano allo stesso tavolo, con la Rubin de Cervin e con Piero Semenzato (braccio tecnico di Fodnazione) per discutere il progetto di Piano per villa Albrizzi-Franchetti. «Ma non si è nemmeno parlato di Ca' Tron» assicura la sovrintendente. Da Venezia, recentemente, è stata però inviata una lettera alla Fondazione per esprimere tutte le riserve formali sulla compravendita fra Usl e Fondazione, chiusa nel 2000 a 50 miliardi. Con la richiesta della Soprintendenza di venire coinvolta, sui progetti per il gioiello naturalistico e paesaggistico del Veneto.
«A prescindere dalla valutazione sull'operazione - dice Monti - per noi è un tour de force, rincorriamo, anzi siamo spettatori, dei progetti del privato. La forma è anche sostanza, in questo caso il pubblico viene del tutto aggirato. Che ci stiamo a fare?».
Dunque il nodo è il rispetto delle norme, di quegli iter burcratici e dei passaggi formali che tanto fanno soffrire De Poli, e il sindaco Gentilini. Non a caso Monti, nella prima parte della nota, sembra rispondere anche agli attacchi di Gentilini, anch'egli insofferente verso le lungaggini burocratiche. «Le accuse di ristrettezze di vedute e quella più grave di interessata parzialità rivoltealla Soprintendenza ci hanno spinto, responsabilmente, a istituire una commissione di valutazione dei progetti che sia in garo di rendere più omogenei - dice Monti - ma pur in presenza di un affinamento qualiativo mai inutile in pratiche che sono sempre migliorabili, non si può far a meno di notare, con sincero rincrescimento, che lo spirito collaborativo messo in opera in questi anni trova in simili accuse una risposta inadeguata». Segue il messaggio esplicito a Gentilini, De Poli & Co: «Il sospetto è che nei nostri confronti non si cerchi un dialogo, ma solo pretesti per eliminare l'azione di tutela, scomoda per chi ritiene la propria attività non migliorabile dall'apporto costruttivo di specialisti che hanno come unico interese la qualità del paesaggio».
Al di là delle accuse di «voler fare tutto da soli» e dell'insofferenze alle norme, è chiaro il riferimento agli atteggiamenti di sindaco e De Poli. Dicono che Monti si sia sopreso anche degli attacchi di Gentilini, dopo le collaborazione su Loggia dei Cavalieri e porta Santi Quaranta. «Davanti si lavora assieme, dietro le spalle riceviamo accuse» - avrebbe detto a un suo colaboratori.
  

Il Gazzettino di Treviso,  20 dicembre 2002

IL CASO

La Soprintendenza fa fermare i lavori a Ca' Tron

Treviso

Mentre Dino De Poli incassa compiaciuto il sì per l'area Appiani, un colpo a sorpresa gli arriva da Venezia. La Soprintende nza per i beni architettonici de l Veneto orientale ha bloccato i lavori a Ca' Tron, la sterminata tenuta nella quale Fondazione Cassamarca sta realizzando sedi di master universitari e siti di ricerca archeologica. Una lettera de l Soprintende nte Guglielmo Monti ha stoppato i cantieri «almeno fino a quando non sarà legalmente convalidata la proprietà de l fondo. Si tratta infatti di una proprietà pubblica passata alla Fondazione senza le comunicazioni previste dalla legge, e quindi con atto da ritenersi nullo - scrive Monti - Trattandosi poi di un complesso che ha più di cinquant'anni e rilevante valore storico, è da ritenersi vincolato e ogni progetto che lo riguarda de ve di conseguenza essere sottoposto alla Soprintende nza».

Dopo le comunicazioni scritte, Monti si è affrettato a precisare al cronista che «non si tratta di una cosa tremenda e nemmeno un fatto così raro: diciamo che secondo noi Fondazione Cassamarca ha iniziato a lavorare senza che il trasferimento di proprietà fosse perfezionato. Mancano ancora de i passaggi, e siccome noi dobbiamo sorvegliare, l'abbiamo fatto notare e abbiamo chiesto di vede re i progetti. In queste condizioni si sta operando in assenza di controllo. Per la verità io ho anche visto i lavori e tutto potrebbe essere a posto, ma per il rispetto de lle procedure è necessario fermarli».

La stilettata, comunque, non è indolore. Anche perchè viene vibrata dopo le recenti dichiarazioni di De Poli che, in occasione de lla recente visita de lla Commissione Difesa de l Senato, aveva tuonato contro l'operato de lla Soprintende nza. Monti dimostra di ricordarlo bene, anche se per iscritto non nomina De Poli mentre si duole de lla «nemmeno troppo velata accusa di ristrettezza di vedute e di interessata parzialità di giudizio» e afferma che «il sospetto è che si cerchino pretesti per eliminare l'azione di tutela». Ma al telefono aggiunge: «So che De Poli poi ha in parte smentito le sue esternazioni, ma il suo è stato egualmente un atto particolarmente antipatico».

Alessandro Comin

   

La Tribuna di Treviso,  20 dicembre 2002

Rapina alla Cassamarca di Biancade
Minacciata con il taglierino una cliente
Il bottino ammonta a oltre 15 mila euro
Due i rapinatori entrati in azione Sono fuggiti in scooter e nel corso della fuga hanno perso un casco

Daniele Rea

RONCADE. Due banditi, ieri verso mezzogiorno, hanno rapinato la filiale della Cassamarca-Unicredito di Biancade in piazza Menon. Armati dell'ormai classico taglierino e non travisati, i due sono riusciti a mettere insieme un discreto bottino, che dalle prime stime dovrebbe ammontare ad oltre 15mila euro. Uno dei due rapinatori ha tenuto in ostaggio una cliente, sotto la minaccia del cutter, e l'ha fatta stendere a terra. Intanto il complice ha saltato il bancone e ha messo mano alle casse. In pochissimi minuti i due hanno effettuato il colpo e poi si sono dileguati velocemente a bordo di uno scooter.
Il film della rapina si è sviluppato, come detto, in un arco di tempo brevissimo ma senza particolari violenze ai danni dei dipendenti dell'istituto di credito oppure dei clienti presenti in quel momento all'interno della banca. Rapidi e piuttosto determinati, i due banditi non hanno perso tempo e sono dritti all'obiettivo.
Giovani ma molto sicuri, a volto scoperto, si sono subito divisi i compiti: uno dei due ha bloccato e preso in ostaggio una donna e l'ha tenuta bloccata a terra, evidentemente per facilitare le operazioni al complice e per mettere subito in chiaro la situazione.
Nel frattempo l'altro bandito ha compiuto l'ormai classica «evoluzione», saltando senza indugio il bancone e puntando immediatamente alle casse. Come detto, il bottino messo insieme dai due malviventi ha fruttato una somma superiore ai 15mila euro.
Una volta messo al sicuro il denaro, i due sono schizzati fuori dall'istituto di credito e sono saliti a bordo di uno scooter, parcheggiato immediatamente fuori dalla sede della Cassamarca e si sono dati alla fuga, facendo perdere immediatamente le proprie tracce. Nella fretta, uno dei due rapinatori ha perduto anche il casco, che è rimasto abbandonato sull'asfalto ed è stato poi consegnato agli inquirenti.
A quel punto dalla filiale è partito l'allarme e sul posto sono arrivati in pochi minuti i carabinieri della stazione di Roncade, i militi del radiomobile di Treviso e gli agenti della squadra antirapine della Questura trevigiana, per i primi rilievi e per raccogliere le testimonianze.
E' scattata subito anche la rete di controlli in tutto il territorio circostante, ma dei rapinatori in scooter nessuna traccia concreta, se non quel casco perduto nella concitazione delle fuga.
Continua, dunque, l'offensiva della malavita nella Marca: si tratta della terza rapina ai danni di un istituto di credito della provincia in due giorni, senza contare il colpo andato a vuoto a Possagno, sempre ai danni di una filiale della Cassamarca-Unicredito.
  

Il Gazzettino di Treviso,  20 dicembre 2002

Due banditi in azione ieri verso le 11: dopo aver malmenato una cliente sono fuggiti in scooter con circa 15mila euro

Rapina con taglierino alla Cassamarca di Biancade

Roncade

Agitati e maldestri. Due aggettivi per descrivere i due malviventi che ieri hanno rapinato la filiale Cassamarca di Biancade , portandosi via un bottino di circa 15mila euro.

Agitati. I due sono entrati in azione poco dopo le 11, e, a, turno, hanno messo piede all'interno della banca dove in quel momento si trovavano tre clienti e altrettanti dipendenti. Il primo bandito ha fatto da apripista, a volto scoperto e, una volta varcata la soglia dell'istituto di credito, ha chiesto di poter aprire un conto corrente. ma si trattava di una scusa, perché ha estratto un taglierino, facilitando così il compito del complice, anche questo a volto praticamente scoperto, che ha fatto la sua apparizione dopo pochi secondi. Una volta all'interno, i due hanno minacciato due clienti inducendoli a non compiere mosse false, e si sono diretti verso gli impiegati. L'azione si è svolta in un baleno: la coppia di banditi, dopo essersi impossessati di alcune mazzette di denaro, hanno lasciato l'ostaggio, abbandonando rapidamente la filiale.

Maldestri. Una volta raggiunta l'uscita, i due rapinatori sono corsi verso uno scooter, di colore grigio, che avevano usato per raggiungere piazza Menon, dove si affaccia la banca. Sono saliti in sella per darsi alla fuga ma, alla prima accelerata, uno dei due malviventi ha perso per terra il casco che stava per indossare. Verrà preso in consegna dalle forze dell'ordine e, probabilmente, tornerà utile alle indagini per cercare di dare nome e cognome alla coppia. Indagini che ora sono seguite sia da Carabinieri che da Polizia giunti sul luogo della rapina per raccogliere ogni testimonianza.

  

La Tribuna di Treviso,  22 dicembre 2002

Caso Ca' Tron, Stellini smentisce Monti
«La vendita è valida, sancita dal notaio e da due dossier legali»

a.p.

«L'atto di compravendita della tenuta di Ca' Tron non può essere nullo: è stato stipulato davanti a un notaio (il trevigiano Arrigo Manavello ndr), che ha verificato la sua congruità e la rispondenza alle norme di legge».
Domenico Stellini, che fino a pochi mesi fa ha guidato l'Uls 9 trevigiana, e tra 1999 e 2000 ha perfezionato l'atto di cessione dell'area a Fondazione Cassamarca (prezzo superiore ai 54 miliardi di lire) smentisce decisamente il soprintendente ai Beni Artistici e Storici del Veneto Orientale, Guglielmo Monti.
Quest'ultimo, giovedì, aveva definito in una nota ufficiale «nullo» l'atto di vendita, perché «non sono stati rispetai i passaggi e le operazioni previste dalla legge». E aveva di conseguenza annunciato il «blocco» dei progetti di Fondazione Cassamarca per la più vasta tenuta agricola del Veneto (1100 ettari).
Stellini non cela la sua sorpresa: «Sia come Usl che come Fondazione Cassamarca era stato compiuto un preciso lavoro di documentazione legale, prima di arrivare all'operazione, con la consulenza di qualificati avvocati - aggiunge l'ex «numero uno» della sanità trevigiana - sarebbe veramente incredibile che due parti diverse, e il notaio che sancisce la piena legalità di un atto dopo averne verificato fossero tutti in errore. Credo che in pochi giorni tutto sarà comunque chiarito». Ma come legge, allora, l'attacco del sovrintendente Monti? Sa che Dino De Poli, presidente di Fondazione Cassamarca, a caldo, l'ha definita «una follia»? «Posso pensare che Monti si riferisca alla legge del' 39, che stabilisce che gli immobili più antichi di 50 anni, prima di essere alienati, debbano avere l'autorizzazione delle Belle Arti - replica Stellini - ma in questo caso mi pare che la vocazione prevalente dell'area di Ca' Tron sia incontestabilmente il carattere di tenuta agricola. Non credo che le case coloniche, per quanto antiche, abbiano il valore di altri edifici storici, come le ville venete: del resto, non mi risulta che quella case siano state inserite nel decreto che stabilisce i beni da tutelare».
  

La Tribuna di Treviso,  22 dicembre 2002

RONCADE
Linea Adsl internet, si muove il Comune
Raccolte cento firme in una settimana


Samantha Cipolla

RONCADE. Sembra che l'allacciamento di una linea Adsl sia una necessità e in quindici giorni il comune di Roncade ha già raccolto 100 firme a favore della proposta. A fine novembre, l'amministrazione ha lanciato una nuova battaglia: La Telecom ha rifiutato al proposta di installare la linea internet a Roncade con motivazioni aziendali. La giustificazione non ha convinto sindaco e consiglieri che guardano al resto della provincia.
«Comuni molto più piccoli e con meno industrie sono collegati alla Adsl, noi avremmo molti imprenditori interessati; in più siamo preparati tecnologicamente con centraline compatibili all'installazione con costi piuttosto bassi. A muoversi sono stati soprattutto gli studenti, seguiti a ruota dagli imprenditori. Il motivo è semplice: l'Adsl è un servizio utile soprattutto a chi naviga spesso e a lungo in internet. Le cento firme sono state raccolte attraverso le scuole, nell'ufficio Informagiovani, dove sono stati distribuiti moduli e volantini. Ma il vero impegno del Comune deve ancora iniziare. In cantiere c'è la proposta per una raccolta firme porta a porta nelle fabbriche delle zone industriali.
«Abbiamo solo lanciato un sasso - spiega il sindaco Sartor - Siamo partiti dalle scuole, ma c'è ancora tutto da fare con un'azione seria rivolta agli imprenditori con manifesti e materiale informativo mirato».
«Le industrie si sono dimostrate comunque subito interessate - spiega l'assessore Cesare Miotto - Ho cercato di esporre il problema già a metà dicembre durante una seduta della consulta per le attività produttive e sono stati riscossi numerosi consensi, si tratta solo di concretizzare l'impegno e l'interesse che si sta alzando su questa questione». In attesa di un impegno diretto, prosegue la raccolta firme individuale: è possibile ritirare il modulo e firmare presso gli sportelli dell'Urp negli orari d'ufficio.