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 Telefonini, il Comune può decidere da solo

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Il ripetitore per la telefonia cellulare situato tra le scuole medie, gli impianti sportivi ed un complesso residenziale a Roncade
 

Sulla regolamentazione della posizione dei ripetitori dei telefonini i Comuni hanno pieni poteri.

Lo si deduce da una sentenza del Tribunale Amministrativo regionale (Tar) del Veneto che, nei giorni scorsi, ha dato ragione al Codacons rigettando un ricorso della Omnitel contro una variante del piano regolatore del Comune di Venezia che fissa, in materia di inquinamento elettromagnetico, limiti per la installazione delle antenne inferiori a quelli del D.M. 381/98.

La società telefonica aveva chiesto la sospensione della delibera perchè riteneva che solo Stato e Regioni potessero regolare la materia, senza delega agli enti locali.

Il Codacons, da parte sua, ha invece sostenuto che si debba riconoscere ai Comuni pieni poteri, poteri che, tra l'altro, "già la legge ordinaria prevede in materia urbanistica - ha osservato l'associazione dei consumatori - sulle tematiche di interesse comune", specie quando a rafforzarli "subentri una legge regionale che espressamente delega agli enti locali la localizzazione delle antenne".

 

SPECIALE: L'INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO DEI TELEFONINI

 

LA NORMATIVA SULLE ALTE FREQUENZE

  • Con una legge entrata recentemente in vigore sono definiti limiti piuttosto rigorosi di esposizione per l'inquinamento elettromagnetico provocato da antenne (radio, televisive o per telefonia mobile).
  • La normativa introduce anche un concetto di ulteriore protezione per le zone di residenza.
  • La legge demanda alle istituzioni locali la disciplina per nuove installazioni o per la modifica degli impianti esistenti.

Con il Decreto Legge 10 settembre 1998, n. 381, in vigore dall'1 gennaio 1999, il nostro Paese ha stabilito (fra i primi al mondo) i valori limite di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici connessi al funzionamento ed all'esercizio dei sistemi fissi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza compresa fra 100 kHz e 300 GHz. ( I telefonini operano tra i 900 ed i 1.800 Mhz)

Secondo questa norma, nel caso di esposizione al campo elettromagnetico i livelli dei campi elettrici, magnetici e della densità di potenza, mediati su un'area equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti, non devono superare i valori della seguente tabella.

 

Limiti di esposizione per la popolazione ai campi elettromagnetici

Frequenza
(MHz)

Valore efficace
di intensità di campo
elettrico E
(V/m)

Valore efficace
di intensità di campo
magnetico H
(A/m)

Densità di potenza
dell'onda piana
equivalente
W/m2

0,1 - 3

60

0,2

-

>3 - 3000

20

0.05

1

>3000 - 300000

40

0.1

4

Nel caso di campi elettromagnetici generati da più sorgenti, la somma dei relativi contributi normalizzati deve essere minore dell'unità.

Il decreto precisa che la progettazione e la realizzazione dei sistemi fissi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza compresa fra 100 kHz e 300 GHz e l'adeguamento di quelle preesistenti, deve avvenire in modo da produrre i valori di campo elettromagnetico più bassi possibile, compatibilmente con la qualità del servizio svolto dal sistema stesso al fine di limitare l'esposizione della popolazione.

In particolare, in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore non devono essere superati i seguenti valori, indipendentemente dalla frequenza, mediati su un'area equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti: 6 V/m per il campo elettrico, 0,016 A/m per il campo magnetico intesi come valori efficaci e, per frequenze comprese tra 3 Mhz e 300 GHz, 0,10 W/m2 per la densità di potenza dell'onda piana equivalente.

Il decreto demanda, fatte salve le attribuzioni dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, alle regioni ed alle province autonome la disciplina per l'installazione e la modifica degli impianti di radiocomunicazione al fine di garantire il rispetto dei limiti, il raggiungimento di eventuali obiettivi di qualità, nonché le attività di controllo e vigilanza in accordo con la normativa vigente, anche in collaborazione con l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per quanto attiene all'identificazione degli impianti e delle frequenze loro assegnate.

La legge precisa ancora che "nelle zone abitative o sedi di attività lavorativa per lavoratori non professionalmente esposti o nelle zone comunque accessibili alla popolazione ove sono superati i limiti fissati, devono essere attuate azioni di risanamento a carico dei titolari degli impianti. Le modalità ed i tempi di esecuzione per le azioni di risanamento sono prescritte dalle regioni e province autonome, secondo la regolamentazione che dovrà essere predisposta a livello locale".


 

I RISCHI PER LA SALUTE

  • Esistono opinioni diversificate rispetto al problema del rischio per la salute delle sorgenti di elettrosmog.
  • Ciò dipende dalla non univocità dei riscontri scientifici sinora disponibili e purtroppo la situazione si presta alla speculazione allarmistica (da parte di alcuni) ed alla diffusa sottovalutazione (da parte di altri).
  • Fra l'ampia documentazione che ormai si è costituita sul problema, particolare validità assume la relazione acclusa alla proposta di legge n. 4816 (19) e il documento della Commissione tecnico-scientifica nominata dal Comune di Bologna (Maggio 1997) e composta da specialisti dell' ASL locale, del mondo universitario e da alcuni cancerologi

 

Riportiamo ampi stralci di questi documenti, unanimemente ritenuti un riferimento prudente ed autorevole.

Quando un organismo interagisce con un campo elettromagnetico, il suo equilibrio viene perturbato, ma ciò non si traduce automaticamente in effetto biologico apprezzabile e ancor meno in un effetto sanitario. Si può parlare di effetto biologico solo in presenza di variazioni morfologiche o funzionali a carico di strutture di livello superiore, dal punto di vista organizzativo, a quello molecolare

Per poter parlare di effetto sanitario occorre, invece, che l'effetto biologico superi i limiti di efficacia dei meccanismi di adattamento dell'organismo, meccanismi le cui caratteristiche variano con l'età, il sesso, lo stato di salute, il tipo e grado di attività del soggetto, nonché con le condizioni ambientali esterne, come temperatura ed umidità o la contemporanea presenza di altri agenti nocivi.
I rischi sanitari da analizzare ai fini della protezione comprendono sia quelli da esposizioni di natura acuta, per i quali è possibile individuare valori di soglia, sia i possibili effetti a lungo termine, in particolare la cancerogenesi, la cui gestione deve realizzarsi con modalità diverse da quella della definizione di limiti di esposizione.

La protezione rispetto agli effetti acuti si realizza con la definizione di limiti di esposizione, anche in rapporto alle categorie di esposti prese in considerazione (normalmente i professionalmente esposti e gli individui della popolazione). Le più recenti tendenze in campo protezionistico condivise a livello internazionale e comunitario prevedono due fasi distinte. La prima prende in considerazione gli effetti sanitari che si intendono prevenire, la loro sussistenza e il loro andamento con la frequenza. I limiti di base, che sono gli unici veri limiti, sono espressi mediante grandezze fisiche (grandezze dosimetriche) strettamente correlate agli effetti sanitari.
Il loro valore numerico è determinato in base ai valori di soglia relativi alle risposte acute (stress indotto dall'aumento della temperatura corporea, effetti comportamentali, stimolazione di strutture e tessuti eccitabili) e dai fattori di sicurezza che, rispetto ai valori di soglia, le varie norme adottano.
La definizione dei livelli di riferimento costituisce la seconda fase del processo di limitazione delle esposizioni. I livelli di riferimento sono definiti mediante grandezze radiometriche che caratterizzano l'ambiente in cui avviene l'esposizione in assenza del soggetto esposto.

Al termine di una vasta ricognizione della letteratura scientifica internazionale, e quindi delle conoscenze acquisite sugli effetti biologici e sanitari dell'esposizione ai campi elettromagnetici (CEM) generati sia dalle linee di conduzione e dagli impianti e apparecchi di trasformazione dell'energia elettrica, sia dai sistemi di telecomunicazione, si possono esprimere le seguenti valutazioni e indicazioni. Sebbene gli effetti sanitari delle radiazioni non ionizzanti siano tuttora meno conosciuti e patogenicamente definiti rispetto a quelli delle radiazioni ionizzanti (ultravioletto lontano, raggi X e raggi gamma), nella letteratura scientifica più recente sono apparsi studi che sollecitano a prendere in seria considerazione i potenziali rischi derivanti dai campi elettromagnetici non ionizzanti.


 

PROBLEMATICHE AMBIENTALI ED URBANISTICHE

  • Campi Elettromagnetici artificiali (soprattutto ad alta frequenza) costituiscono un fattore di rischio anche per l'equilibrio ecologico ed ambientale.
  • A rischio è tutta la fauna, ma non soltanto; vi sono prove di effetti negativi sulla flora.
  • Rilevante è poi l'impatto urbanistico ed estetico-visivo, che ha portato in alcuni Paesi Esteri ad una regolamentazione specifica sul posizionamento degli impianti.

 

COSA FARE CON LE ANTENNE?

Se la stazione radio base per telefonia cellulare ancora non è stata installata, ma avete notizia che sta per esserlo, l’esperienza dimostra che esiste una possibilità concreta di fermare tutto con un’azione rapida. Questo potrà consentirvi di valutare se l’impianto risponde a tutte le caratteristiche di sicurezza e prevenzione dai possibili rischi, in base alle norme vigenti e secondo i criteri cautelativi indicati da Enti e Organizzazioni internazionali e nazionali.

  • Se l’antenna è prevista sul tetto o lastrico del vostro palazzo occorre rilevare che nei condominii tutti i condòmini devono essere chiamati ad approvare la decisione in un’assemblea che abbia l’argomento chiaramente iscritto all’ordine del giorno. Per approvare un impianto nel proprio condominio è necessaria l'unanimità, come è stato ribadito da recenti sentenze di alcuni Tribunali.
  • Se l’antenna è prevista sopra un edificio adiacente o in un’area vicina l’iniziativa più efficace è la convocazione di un’assemblea di cittadini che coinvolga le persone più direttamente interessate.

 

Se un’antenna è già stata installata, ed avete motivo di ritenere che non avrebbe dovuto esserlo, occorre documentarsi e coinvolgere i cittadini residenti nella zona e le istituzioni locali. Sarà utile raccogliere una documentazione il più possibile ampia, che risponda alle domande che seguono:

  • Di quale gestore è l’impianto?
  • Che caratteristiche ha (potenza in Watt misurata in antenna, diagramma di polarizzazione, struttura di sostegno)?
  • E’ stato costruito con quale autorizzazione edilizia, dichiarazione d’inizio lavori o Concessione, e con quale parere espresso dalla Asl? (si tratta di documenti che possono essere richiesti in visione o in copia da qualsiasi cittadino, ai sensi delle Leggi 241/90 e 142/90)
  • Vi sono nelle vicinanze (50-100 metri) scuole inferiori oppure ospedali?
  • Vi sono nelle vicinanze (150-200 metri) altre antenne trasmittenti?
  • Quale grado di sensibilità esiste nel quartiere (e nella città) su questo problema?

Una volta messa insieme la documentazione preliminare sulla tipologia dell’impianto e sulle autorizzazioni relative, è possibile procedere ad una serie di iniziative.

  • Raccolta di firme e organizzazione di un Comitato
  • Ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale o alla magistratura. Se ritenete vi siano le condizioni per contestare le autorizzazioni rilasciate, è possibile (in un termine di 60+30 giorni) presentare ricorso al Tar. Se pensate di volervi invece rivolgere al Pretore, per ipotesi di violazioni di norme civili o penali, è bene sapere che i tempi saranno molto lunghi. E che la eventuale richiesta di un provvedimento d’urgenza potrebbe comportare un versamento cauzionale.
  • Richiesta di controlli all’Autorità sanitaria. La documentazione ufficiale sull’antenna deve essere corredata da un parere espresso dalla Asl competente per territorio. Una pratica spesso usata dalle Asl è quella di limitarsi a sottoscrivere la valutazione tecnica preventiva espressa dall’Unità operativa di Fisica del Pmip (Presidio Multizonale di Igiene e Profilassi). Questa valutazione è in sostanza un calcolo teorico dei livelli di campo elettromagnetico prodotti dall’impianto rispetto ai limiti di legge. In realtà, la Asl è tenuta a compiere una valutazione più complessiva che tenga conto di numerosi elementi, inclusa la "percezione del rischio" da parte della popolazione (in sostanza, se c’è paura per l’impianto) e i riflessi indiretti sulla qualità della vita dei cittadini. Se non c’è, questa valutazione va richiesta. L’istanza può essere rivolta al Sindaco: sarà lui a "girare" la richiesta alla Asl. Inoltre, i calcoli teorici sono spesso molto imprecisi. Si può quindi richiedere una rilevazione sull’impianto in funzione, che deve essere eseguita con apparecchiature e metodiche precise.
  • Richiesta di controlli supplementari più accurati. Se le rilevazioni sull’impianto in funzione eseguite dal Pmip della Asl non convincono, è possibile richiedere nuove rilevazioni, questa volta da parte dell’ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza), ente piuttosto scrupoloso che è alle dipendenze dirette del Ministero della Sanità. L'intervento dell'ISPESL deve avvenire su richiesta dell'ASL, che ovviamente deve essere sollecitata in merito.
  • Richiesta di spostare l’antenna. A prescindere dalle valutazioni di carattere sanitario, una iniziativa può essere intrapresa per convincere l’Amministrazione comunale a richiedere lo spostamento dell’antenna per ragioni urbanistiche o comunque di "interesse generale". I Comuni hanno la possibilità di intraprendere un’azione di questo genere, sulla base del potere assegnato loro dalle Leggi dello Stato. Recentemente, alcuni Sindaci, sulla base di questa potestà hanno ordinato lo spostamento di antenne, indicando anche la nuova localizzazione. Altre Amministrazioni Comunali si stanno attivando per predisporre piani ad hoc, che prevedano la localizzazione di impianti elettroinquinanti.
  • E’ utile coinvolgere consiglieri comunali e regionali di diverse forze politiche, oltre alla stampa.

 

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